CRONACHE TARANTINE
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C’è una verità che a Taranto si conosce bene, ma che ogni volta riesce comunque a sorprendere per la sua crudezza: la città continua a essere tagliata fuori dalle grandi direttrici ferroviarie del Paese. Non si tratta più di una percezione, né di un lamento isolato.
Sono i numeri — freddi, oggettivi, inoppugnabili — a raccontare una realtà che pesa sul futuro del territorio. E a denunciarla, ancora una volta, è Gianni Liviano, presidente del Consiglio comunale e fondatore del Comitato per i Treni a Taranto, che parla senza giri di parole: «Taranto continua a essere penalizzata in modo grave e ingiustificabile anche sul fronte del trasporto ferroviario a lunga percorrenza».
Liviano e il Comitato hanno preso come riferimento una data qualsiasi, il 9 gennaio, per verificare i collegamenti verso Milano e Roma. Il risultato, spiega, è «la conferma, sempre più drammatica, della disparità di trattamento tra Taranto e le altre città pugliesi».
Quel giorno, da Taranto verso Milano partono appena due Frecciarossa (9514 e 8820) e un Intercity, il 758, peraltro sospeso per dieci giorni a metà gennaio. Una situazione che diventa quasi grottesca se confrontata con Bari e Lecce.
Da Bari, infatti, nella stessa giornata partono otto Frecciarossa, sei Intercity e persino un Italo. Da Lecce, invece, si contano quattro Frecciarossa e cinque Intercity. Numeri che parlano da soli.
«Il confronto è impietoso e non trova alcuna giustificazione razionale né sul piano demografico né su quello della domanda potenziale», sottolinea Liviano.
La situazione non migliora se si guarda ai collegamenti con la capitale. Da Taranto parte un solo Frecciarossa, il 9514, che poi prosegue per Milano, e due Intercity (700 e 702). Da Bari, invece, nello stesso giorno si contano cinque Frecciarossa, mentre da Lecce quattro.
Una sproporzione che, secondo Liviano, non può più essere considerata un incidente di percorso: «Si tratta di una penalizzazione strutturale. Taranto non è vittima di un disservizio occasionale, ma di una condizione che dura da anni e che contribuisce all’isolamento economico, sociale e culturale del territorio».
Le conseguenze: una città più lontana dal Paese.
Meno treni significa meno opportunità. Lo ribadisce Liviano con forza: «Meno mobilità per studenti, lavoratori, imprese e turisti. Significa rendere Taranto meno competitiva, meno attrattiva e più distante dal resto del Paese, nonostante il suo ruolo strategico nel Mezzogiorno». E non è solo una questione di passeggeri: «Significa anche meno lavoro, per esempio per il personale di pulizia dei treni».
Per uscire da questa condizione, secondo Liviano, serve una presa di posizione netta da parte delle istituzioni: «È necessario che Regione Puglia, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e aziende ferroviarie assumano impegni concreti e verificabili».
Le richieste sono precise: aumento delle Frecce da e per Taranto, continuità garantita dei collegamenti Intercity, riconoscimento della piena dignità di Taranto nella rete ferroviaria nazionale.
Una battaglia che il Comitato porta avanti da anni e che, alla luce dei numeri, appare più urgente che mai.