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La vertenza dei lavoratori dei call center che operano per Enel sta diventando uno dei casi più emblematici del rapporto – spesso ambiguo – tra Stato e grandi partecipate pubbliche.

Mentre circa 2.500 addetti temono per il proprio futuro, emerge una domanda che scuote il dibattito politico: che ruolo sta realmente esercitando lo Stato azionista? È da questo interrogativo che parte la dura presa di posizione del vicepresidente nazionale del M5S, il senatore Mario Turco.

Secondo Turco, la situazione mette in luce “una verità scomoda”: nonostante la presenza pubblica nel capitale Enel, “lo Stato non esercita alcuna reale vigilanza”, proprio mentre migliaia di lavoratrici e lavoratori – molti dei quali impiegati in territori fragili come il Mezzogiorno e la Puglia – vedono messo in discussione il proprio posto di lavoro.

Il senatore richiama l’attenzione sui nuovi bandi che, a suo avviso, “mettono in discussione la clausola sociale e aprono la strada a delocalizzazioni e licenziamenti mascherati”. Una scelta che, denuncia, avviene nel silenzio del Governo: “Resta immobile, limitandosi a osservare”.

Turco sottolinea come questa inerzia sia ancora più grave alla luce dei risultati economici della società: “Enel continua a registrare utili rilevanti, a distribuire dividendi consistenti e a dichiarare prospettive industriali positive”. In questo contesto, afferma, “scaricare i costi delle scelte industriali sui lavoratori non è una necessità economica, ma una scelta politica e manageriale che lo Stato azionista ha il dovere di impedire”.

Il senatore insiste su un punto: Enel non è un’azienda come le altre. “È una società a partecipazione pubblica e strategica per il Paese. Se il Governo non esercita indirizzo e vigilanza, la partecipazione pubblica diventa una finzione, utile solo a incassare dividendi mentre si ignorano le conseguenze sociali”.

Per questo Turco annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri competenti. L’obiettivo è chiedere perché il Governo non stia esercitando il proprio ruolo di vigilanza, quali iniziative intenda assumere per tutelare l’occupazione e se sia ancora credibile parlare di responsabilità sociale d’impresa nelle partecipate pubbliche.

Il senatore conclude con un monito: “Il lavoro non può essere sacrificato sull’altare del profitto come unico obiettivo. L’assenza di vigilanza del Governo su Enel è una grave responsabilità politica che va chiarita subito in Parlamento”.

 

Call center, AVS contro il bando Enel che apre alla sostituzione con l’IA

Alleanza Verdi e Sinistra della provincia di Taranto scende in campo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center coinvolti nella vertenza aperta dopo il nuovo bando Enel, una gara che interessa anche Taranto oltre ai territori di Bari e Lecce e che coinvolge complessivamente circa 2.500 addetti. Una mobilitazione che, spiegano i rappresentanti territoriali, nasce dalla preoccupazione per un modello di gestione degli appalti considerato “pericoloso e socialmente insostenibile”.

A denunciarlo sono Rosa D’Amato, commissaria regionale di Europa Verde, e Maurizio Baccaro, segretario provinciale di Sinistra Italiana, che parlano senza mezzi termini di una scelta “grave e inaccettabile”, soprattutto perché messa in atto da “un’azienda a partecipazione pubblica”.

Secondo AVS, il nuovo impianto della gara Enel eluderebbe la clausola sociale e aprirebbe, già dal secondo anno di appalto, alla possibilità di sostituire parte del lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale. Una prospettiva che, per D’Amato e Baccaro, rischia di trasformarsi in un precedente devastante: “L’innovazione non può essere usata come alibi per cancellare diritti, precarizzare e scaricare sui lavoratori il costo delle scelte industriali”.

Il timore è quello di un effetto domino sull’intero settore dei call center, con ricadute pesantissime sui territori più fragili, a partire da Taranto, dove il lavoro nei servizi rappresenta spesso una delle poche ancore occupazionali disponibili. “Se dovesse passare questo modello – avvertono – il rischio è un impatto sociale enorme, che non possiamo permetterci”.

Per questo AVS Taranto chiede il pieno rispetto della clausola sociale e della territorialità, la tutela dei livelli occupazionali e “un governo pubblico, trasparente e responsabile dei processi di innovazione tecnologica”, affinché la transizione digitale non diventi un acceleratore di disuguaglianze.

Alleanza Verdi e Sinistra annuncia inoltre la propria partecipazione al flash mob organizzato per domani, venerdì 9 gennaio, alle 17.30 davanti alla sede Enel di via Di Palma, un appuntamento pensato per sostenere le lavoratrici e i lavoratori della commessa. “Invitiamo cittadine e cittadini, forze sociali e politiche a garantire la massima partecipazione”, affermano i due rappresentanti.

Il messaggio finale è netto: “La transizione digitale ed ecologica o è giusta e inclusiva oppure non è progresso”. Una posizione che, ribadiscono D’Amato e Baccaro, colloca AVS Taranto “dalla parte del lavoro, dei diritti e della dignità”.

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