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La morte di Claudio, il giovane operaio deceduto nello stabilimento ex Ilva, ha segnato profondamente la riunione della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Comunali della Provincia di Taranto, organismo nato il 2 dicembre 2025 per coordinare in modo stabile l’azione istituzionale dei Comuni del territorio.

Un percorso avviato con l’attivazione di tre gruppi di lavoro tematici — dedicati allo scambio di buone pratiche, alla formazione dei consiglieri e alla promozione della partecipazione civica — che oggi si trova a fare i conti con una tragedia che riapre ferite mai rimarginate.
Al termine dell’incontro, i presidenti hanno diffuso un documento unitario dai toni netti e profondamente segnati dal dolore della comunità. «Esprimiamo il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alla famiglia di Claudio», si legge nel testo, che definisce la morte dell’operaio «un colpo che colpisce nel profondo la nostra comunità e riapre una ferita mai rimarginata».
Una tragedia che, sottolineano, «non può essere archiviata come una tragica fatalità», perché si inserisce in «una sofferenza collettiva che Taranto e il suo territorio vivono da decenni». Il dolore, scrivono, «non è solo quello di una famiglia, ma di un’intera comunità che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, salute pubblica, sicurezza del lavoro e compromissione dell’ambiente».
Il documento assume toni di denuncia: «Oggi diciamo con forza che il cordoglio non basta più. Non bastano le parole, non bastano i minuti di silenzio, non bastano le promesse reiterate. Non possiamo continuare così».
La morte di Claudio, affermano i Presidenti, «racconta una omissione nella tutela della sicurezza del lavoro». E ribadiscono un principio che definiscono non negoziabile: «La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un diritto fondamentale».
La Conferenza richiama il diritto della comunità a «uno sviluppo che non sacrifichi la vita delle persone, la salute e il futuro del territorio». E chiede che questi principi diventino «realtà concreta per Taranto e la sua provincia».
Da qui una serie di richieste precise rivolte alle istituzioni: il rispetto assoluto e verificabile delle condizioni di sicurezza sul lavoro, la tutela concreta della salute dei lavoratori e delle popolazioni esposte, la salvaguardia dell’ambiente come valore primario e non negoziabile, scelte industriali, ambientali e occupazionali chiare, definitive e responsabili, un’assunzione di responsabilità piena da parte di tutte le istituzioni competenti.
«Taranto e la sua provincia — si legge ancora — non possono più essere il luogo dell’emergenza permanente, del sacrificio silenzioso, delle vite spezzate e dei territori compromessi. La vita deve tornare ad avere priorità su ogni altra logica».
La Conferenza chiede infine un’assunzione di responsabilità da parte dell’esecutivo nazionale: «Avvertiamo l’urgenza che il Governo nazionale si esprima con chiarezza circa il futuro del nostro territorio. Non ne facciamo una questione ideologica o di schieramento, ma solo di amore per il nostro territorio».
E il documento si chiude con un impegno morale: «Lo dobbiamo al giovane operaio che non c’è più. Lo dobbiamo alle sue famiglie, ai lavoratori, ai cittadini di oggi e alle generazioni che verranno».
Questi i firmatari:
Gianni Liviano, Rocco Bove, Gennaro Oliva, Franco D’Avanzo, Mariella Carrozzo, Maurizio Cristini, Cosimo Macripò, Raffaele Gentile, Pietro Venneri, Gabriele Annese, Saverio Fiorin, Cosimo D’Elia, Gregorio Di Noi, Giorgio Acquasanta, Feliciano Frigiola, Vito Marinelli, Carlo Manganaro, Francesco Borraccino.

 

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