CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Quattro gruppi di lavoro per ricostruire comunità e partecipazione.
Con questa finalità si è svolta ieri, mercoledì 14 gennaio, nella Sala degli Specchi di Palazzo di Città, l’assemblea dei firmatari della Carta della Pace di Taranto, convocata dal presidente del Consiglio comunale Gianni Liviano. Un incontro molto partecipato, che ha visto seduti allo stesso tavolo rappresentanti di enti pubblici, istituzioni scolastiche e universitarie, realtà ecclesiali, associazioni culturali e ambientali, organizzazioni sindacali, ordini professionali e numerosi soggetti del terzo settore. Presenti anche il presidente della Commissione Servizi, prof. Gianni Tartaglia, e il segretario generale del Comune, Eugenio De Carlo.
La pluralità delle presenze ha confermato, come ha osservato Liviano, «la vitalità di un percorso che negli anni ha saputo tenere insieme mondi diversi, uniti dall’idea che Taranto possa essere una comunità viva, coesa e resistente». Da qui l’invito a compiere un passo ulteriore: «Dobbiamo trasformare i valori della Carta della Pace in pratiche quotidiane, in gesti concreti che ricostruiscano legami e superino frammentazioni e solitudini».
Accanto a lui, il prof. Tartaglia ha espresso «piena adesione a un cammino che sento necessario e urgente», assicurando il proprio contributo «non da spettatore ma da parte attiva».
Cuore dell’assemblea è stata la proposta di avviare un nuovo percorso partecipato: la costruzione della Carta del Noi. Non un documento formale, è stato chiarito, ma un processo pubblico di ascolto diffuso, capace di rispondere a una domanda essenziale: «Che cosa significa oggi dire “noi” a Taranto?».
La Carta del Noi non sostituirà la Carta della Pace ma ne rappresenterà un’evoluzione. «Se la Carta della Pace afferma i valori», è stato spiegato, «la Carta del Noi prova a dire come stare insieme nella città, riconoscendoci parte della stessa comunità anche nelle differenze». Il lavoro si svilupperà nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni e negli spazi informali, raccogliendo storie, esperienze e parole vissute, più che opinioni astratte.
Per rendere operativo il cammino, l’assemblea ha deciso di articolare il lavoro in quattro ambiti distinti, ciascuno con un mandato preciso. Il primo riguarda la costruzione della Carta del Noi, con il compito di curare il metodo, l’ascolto e le relazioni, senza trasformarsi in un tavolo di scrittura o di rappresentanza di interessi.
Il secondo ambito è dedicato alla formazione al bene comune, con l’obiettivo di investire sulle nuove generazioni e sul loro senso di appartenenza alla comunità. Il terzo riguarda il Patto di Civiltà, che dovrà definire il ruolo dei firmatari della Carta della Pace nella promozione di responsabilità condivise, rispetto delle regole, tutela degli spazi comuni e collaborazione tra cittadini, imprese, condomini e istituzioni, prevedendo anche un sistema di monitoraggio e sanzioni proporzionate.
Infine, il quarto gruppo lavorerà sulla costruzione di una memoria positiva della città, trasformando Taranto da luogo di sofferenza a luogo di resilienza, attraverso uno spazio vivo di testimonianza, narrazione ed eventi condivisi.
In chiusura, l’assemblea ha ribadito che la credibilità del percorso dipenderà dalla capacità di procedere insieme, con corresponsabilità e senza fretta. «La forza di questo cammino sta nel prendersi il tempo necessario per costruire qualcosa di autentico», è stato sottolineato, «capace di rafforzare il tessuto civico e la fiducia tra cittadini e istituzioni».
La Carta del Noi nasce, è stato ricordato, «perché a Taranto esiste già una comunità che ha scelto di non arrendersi e di continuare a costruire futuro insieme».