CRONACHE TARANTINE
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La morte di Claudio Salamida, l’operaio rimasto ucciso in un tragico infortunio all’ex Ilva, continua a scuotere Taranto e approda ora nelle sedi istituzionali nazionali.
Il tema della sicurezza nello stabilimento siderurgico, già al centro di denunce sindacali e preoccupazioni diffuse, è finito sotto i riflettori della Commissione Lavoro della Camera, dove il Movimento 5 Stelle ha incalzato il Ministero chiedendo risposte chiare e interventi immediati. Un question time teso, quello del 15 gennaio, che ha messo in luce tutte le fragilità di un impianto strategico ma segnato da anni di emergenze irrisolte.
L’onorevole Patty L’Abbate, firmataria e relatrice dell’interrogazione, ha chiesto alla viceministra Maria Teresa Bellucci “iniziative per rafforzare la vigilanza ispettiva nello stabilimento di Taranto e per garantire l’immediato ripristino dei massimi standard di sicurezza, al fine di scongiurare il ripetersi di simili drammatici eventi”. Una richiesta che arriva in un momento particolarmente delicato: lo stabilimento è ancora privo di un assetto proprietario definitivo e, denunciano i 5 Stelle, mancano garanzie sulla pianificazione degli investimenti necessari per manutenzione, sicurezza e rilancio degli impianti.
Dopo l’incidente all’acciaieria 2, la Procura di Taranto ha sequestrato l’area e aperto un’inchiesta. Nell’interrogazione si sottolinea come “le prime ricostruzioni degli organi di stampa e delle rappresentanze sindacali evidenzino una situazione di perdurante criticità sotto il profilo della manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, nonché del rispetto dei protocolli di sicurezza integrata”. Una condizione che, secondo i parlamentari, stride con il fatto che l’ex Ilva sia un sito di interesse strategico nazionale, dunque soggetto a regimi di monitoraggio che “dovrebbero garantire non solo la continuità produttiva ma primariamente l’incolumità dei lavoratori”.
Per questo i deputati pentastellati hanno chiesto al Ministero di “accertare se siano state effettuate le ispezioni periodiche previste dal decreto legislativo 81/2008 e se i piani di investimento siano stati effettivamente attuati dalla gestione commissariale o dalla proprietà”. Una richiesta che si inserisce in un quadro nazionale drammatico: dall’inizio del 2026, in Italia, si contano già otto morti sul lavoro, una strage che – si legge nell’interrogazione – “viene alimentata da condizioni di lavoro precarie” e, nel caso dell’ex Ilva, da una situazione industriale “priva della stabilità necessaria ad assicurare investimenti solidi”.
La risposta del Ministero ha ricordato che “l’Ispettorato Nazionale del Lavoro pone costantemente in essere attività di controllo”, citando anche le misure introdotte dal recente “decreto sicurezza”, tra cui il potenziamento dei Carabinieri dei nuclei per la tutela del lavoro e il reclutamento di nuovo personale ispettivo. Il dicastero ha inoltre assicurato che “continuerà a monitorare la situazione con la massima attenzione, garantendo trasparenza delle verifiche in corso e rispondendo con determinazione laddove emergano criticità strutturali o gestionali”.
Una risposta che, però, non ha convinto i parlamentari del Movimento 5 Stelle, che l’hanno definita “insoddisfacente”, alla luce delle numerose criticità denunciate da sindacati e lavoratori e del “degrado strutturale delle aree operative” segnalato da Fim, Fiom e Uilm.