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Dal quartiere più ferito per cambiare rotta, il nuovo corso del M5S regionale comincia dai Tamburi (VIDEO)

Nel cuore del rione Tamburi, tra le bancarelle del mercato settimanale di via Archimede, questa mattina, sabato 24 gennaio, si è svolta un’iniziativa che ha il sapore della presenza concreta, della politica che si fa ascolto, della volontà di invertire la rotta.

Non un convegno, non una passerella, ma un incontro pubblico all’aperto, tra la gente, promosso dal Movimento 5 Stelle. A pochi passi dalle case che da anni convivono con l’inquinamento e la rassegnazione, si sono presentati il vicepresidente nazionale del M5S e senatore Mario Turco, l’assessore regionale al Welfare, allo Sport e alle Politiche giovanili nonché vicepresidente della Regione Puglia, Cristian Casili, e la consigliera regionale Annagrazia Angolano. Una scelta non casuale né di comodo: il Tamburi è il quartiere simbolo delle ferite di Taranto ma anche della sua voglia di riscatto.
«Ci tenevamo a fare questa prima uscita proprio qui», ha dichiarato Casili, che ha voluto iniziare il suo mandato da assessore regionale in uno dei luoghi più difficili della città. «Qui c’è un condensato di sofferenze e fragilità e la nostra presenza testimonia l’importanza che questo nuovo corso della Regione Puglia vuole dare a Taranto e ai Tamburi».
Casili ha parlato di un impegno concreto, di misure da “mettere a terra”, che vadano dalle politiche sociali allo sport, fino alle politiche giovanili. «La gente è rassegnata e chiede misure concrete. Questo per me non è un luogo simbolico ma un luogo reale dove fioriscono sofferenze. Dobbiamo essere bravi a costruire una discontinuità rispetto alla rassegnazione, e questo si attua con misure integrate, non con retorica».
L’assessore ha sottolineato il valore di un assessorato che unisce tre deleghe fondamentali, in una nuova visione delle politiche sociali. «Il nostro compito è rispondere con infrastrutture nuove, che diano respiro ai giovani ma anche con un innalzamento dei livelli culturali. Questo territorio non è difficile solo per la Puglia ma a livello nazionale. Qui possono emergere buone prassi che restituiscano serenità e speranza a chi oggi pensa di dover andare via».
Accanto a lui, la consigliera regionale Annagrazia Angolano ha ribadito il senso di questa presenza: «Oggi c’è una buona notizia. Il vicepresidente della Regione Puglia, assessore al welfare, allo sport e alle politiche giovanili, rappresenta la nostra forza politica e ha scelto senza fronzoli un quartiere popolare, gravato da tanti pesi che nessuno è riuscito a sollevare. Casili non ha scelto un convegno con tavoli e bandiere ma è venuto tra i cittadini, li ha incontrati, ha stretto loro la mano». Un gesto che, secondo Angolano, segna l’inizio di un percorso fatto di ascolto e di misure concrete, «una mano tesa che Taranto ha offerto per anni senza trovare conforto».
Il senatore Mario Turco ha invece puntato il dito contro il governo nazionale, accusandolo di sordità rispetto alle istanze che arrivano dal territorio. «Sono quasi quattro anni che questo governo è in carica, e Taranto è abbandonata. Noi continuiamo a difendere gli interessi dei cittadini, anche nel Milleproroghe presenteremo proposte per Taranto. Ci auguriamo che, dopo tante bocciature, almeno qualcuna venga accolta. Ma non abbiamo molte speranze: questa città chiede aiuto e il governo gira sempre la faccia dall’altra parte».
Durante l’incontro, il Movimento 5 Stelle ha anche proseguito la raccolta firme contro la nave rigassificatrice, una battaglia che da tempo attraversa i quartieri della città. «Siamo già venuti qui altre volte», ha ricordato Turco, «e continuiamo a raccogliere firme ascoltando l’umore del quartiere, dei cittadini che ogni giorno fanno i conti con l’inquinamento e con le morti che quell’inquinamento produce. Abbiamo bisogno di girare pagina, di nuovi investimenti, di nuove attenzioni, di nuovi insediamenti industriali che creino lavoro per i tanti giovani che abbandonano quotidianamente questo territorio».
In via Archimede, oggi, non si è parlato solo di problemi, ma anche di possibilità. Non si è celebrata la retorica del disagio ma si è cercato di costruire un ponte tra le istituzioni e una comunità che chiede di essere vista, ascoltata, rispettata. Un gesto che, per quanto semplice, ha il valore di un segnale: Taranto non è sola. E il Tamburi, oggi, è stato il centro di una politica che vuole tornare a camminare tra le persone.

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