CRONACHE TARANTINE
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Da qualche giorno circola su WhatsApp un messaggio che invita a candidarsi come volontarie e volontari per i prossimi Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.
Un appello che parla di 3.500 persone da reclutare, un numero imponente che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. In una provincia segnata da disoccupazione strutturale, precarietà diffusa e un tessuto sociale che da anni chiede lavoro stabile e dignitoso, il confine tra volontariato e manodopera gratuita rischia di diventare pericolosamente sottile. È su questo crinale che interviene Rifondazione Comunista, esprimendo una preoccupazione che va oltre la polemica contingente e tocca un nodo politico e sociale più profondo: la tutela del lavoro in un grande evento finanziato con risorse pubbliche.
Valentina Basta, segretaria del circolo “Peppino Impastato” di Rifondazione Comunista, non usa giri di parole. «Siamo fortemente preoccupati – afferma – che questa forma di volontariato si trasformi in lavoro gratuito mascherato. In un territorio come Taranto, dove la disoccupazione è una ferita aperta, non possiamo permettere che un evento internazionale diventi l’ennesima occasione per sostituire lavoro regolare con prestazioni non retribuite».
A destare ulteriore allarme è il coinvolgimento delle scuole superiori attraverso il progetto “Scuole per i XX Giochi del Mediterraneo”. Un’iniziativa che, nelle intenzioni, dovrebbe promuovere sport, inclusione e fair play, ma che secondo Rifondazione rischia di scivolare su un terreno ambiguo. «Ben vengano i percorsi educativi – spiega Basta – ma non si pensi di utilizzare studenti e studentesse come manodopera gratuita con la scusa delle “attività educative”. Il volontariato deve essere una scelta libera, consapevole e limitata, non un modo per coprire mansioni indispensabili all’organizzazione dell’evento».
Il punto, per Rifondazione, è chiaro: ciò che è strutturale non può essere affidato a volontari. «Tutte le mansioni necessarie al funzionamento dei Giochi – sottolinea Basta – devono essere garantite da lavoro contrattualizzato, sicuro e adeguatamente retribuito. Non è accettabile che compiti essenziali vengano scaricati su persone non pagate, soprattutto quando parliamo di un evento che mobilita ingenti fondi pubblici».
Da qui la richiesta, netta e circostanziata, rivolta al Comitato Organizzatore e agli enti pubblici coinvolti: «Chiediamo trasparenza totale – conclude la segretaria del circolo –. Vogliamo sapere nel dettaglio quali mansioni svolgeranno i volontari e quante ore saranno chiamati a prestare. Solo così si potrà evitare che il volontariato diventi un alibi per risparmiare sul lavoro e si potrà garantire che i Giochi del Mediterraneo siano davvero un’opportunità per il territorio, non un’occasione mancata».