CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La sala del Salina Hotel era gremita e attenta, martedì 3 marzo, quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha fatto il suo ingresso per parlare del referendum sulla giustizia.
Un appuntamento molto atteso, a poche settimane dal voto, cheha riportato Taranto al centro del dibattito nazionale su una riforma destinata a incidere profondamente sul rapporto tra cittadini, magistratura e Stato. L’iniziativa, promossa da Fratelli d’Italia, ha raccolto esponenti politici, avvocati, magistrati e semplici cittadini desiderosi di capire cosa cambierebbe con la separazione delle carriere e quali garanzie offrirebbe un eventuale Sì.
Nordio ha subito richiamato le radici storiche della riforma: «Questa riforma dà attuazione a un grande disegno democratico e liberale voluto quarant’anni fa da Giuliano Vassalli», ha spiegato, ricordando come il codice accusatorio modellato sul sistema anglosassone presupponesse già allora la separazione delle carriere. «All’epoca non fu possibile farla per la volatilità dei governi. Oggi la nostra stabilità ce lo consente». A chi sostiene che la riforma avrebbe consegnato la magistratura al potere politico, il ministro ha risposto con fermezza: «È mancanza di informazione. L’articolo 104 è chiarissimo: la magistratura, requirente e giudicante, è autonoma e indipendente da qualsiasi altro potere. Tutto il resto è un processo alle intenzioni».
Il ministro ha insistito sulla necessità di riportare il dibattito sui contenuti, citando anche il presidente della Repubblica, Mattarella: «Questa riforma ci allinea alle grandi democrazie occidentali. Purtroppo dalle opposizioni arrivano offese e accuse infondate, persino che staremmo facendo una politica criminale». Quando gli è stato chiesto un commento sulla sentenza del Tribunale di Milano relativa all’ex Ilva, Nordio ha risposto senza esitazioni: «Non è un tema che riguarda l’iniziativa di stasera e non ne conosco i contenuti perché sono impegnato nella campagna referendaria».
Nel merito della riforma, il ministro ha ribadito che l’obiettivo è quello di «rendere la giustizia più efficiente e più giusta», separando nettamente il ruolo dell’accusatore da quello del giudice: «Un cittadino non può sentirsi sereno se il suo giudice è valutato dal suo accusatore, come accade oggi nel Consiglio superiore della magistratura. Questa riforma attuerà quella rivoluzione liberale che l’Europa si aspetta da noi».
Accanto al ministro è intervenuto l’onorevole Dario Iaia, che ha definito «assolutamente falso» il timore che la magistratura possa finire sotto il controllo della politica: «Basta leggere l’articolo 104 della Costituzione, oggi e dopo la riforma: la magistratura, requirente e giudicante, resta autonoma e indipendente. Dire il contrario è una fake news del fronte del No». Iaia ha spiegato la necessità della separazione delle carriere richiamando l’esperienza concreta delle aule di giustizia: «Oggi non c’è parità tra accusa e difesa. Il pubblico ministero appartiene alla stessa famiglia del giudice e questo crea una posizione di privilegio. Noi chiediamo solo l’applicazione del giusto processo: parità tra accusa e difesa e un giudice terzo che possa giudicare serenamente».
L’onorevole ha poi sottolineato l’importanza della presenza del ministro a Taranto: «Siamo felici di averlo qui. È una figura di grande spessore giuridico e culturale, e questa sera potrà spiegare le ragioni della riforma non solo agli amici di Fratelli d’Italia ma anche a tanti riformisti del centrosinistra presenti in sala». Iaia ha insistito sulla necessità di «una Corte disciplinare» per evitare che il Csm resti «prigioniero delle logiche correntizie», e ha ricordato che la riforma riguarda direttamente i cittadini: «Chiunque può trovarsi coinvolto in un’indagine o in un processo. Questa riforma garantisce parità tra accusa e difesa e tutela il cittadino davanti al giudice». Quanto alla responsabilità disciplinare dei magistrati, Iaia ha chiarito che «se un magistrato sbaglia deve pagare», non con sanzioni punitive ma impedendo che «chi ha commesso errori gravi possa fare carriera e diventare consigliere di Cassazione».
Sul tema dell’estrazione a sortendei membri del Csm, Iaia ha respinto ogni allarme: «Se un magistrato può decidere della libertà di una persona, può anche valutare un trasferimento, un concorso o l’assegnazione di una sede».
Alla serata hanno partecipato anche il presidente della Camera penale di Taranto, Vincenzo Vozza, il presidente nazionale dell’Organismo congressuale forense, Fedele Moretti, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Taranto, Vincenzo Di Maggio, e il giudice Massimo Brandimarte, contribuendo a un confronto che ha unito politica, avvocatura e magistratura in un dibattito che, per una sera, ha riportato al centro Taranto e il suo rapporto con la giustizia.