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Il consigliere comunale Gregorio Stano interviene con forza sulla gestione della raccolta differenziata e sulla preoccupante situazione finanziaria dell’Ente, puntando il dito contro l’inefficacia delle politiche ambientali e la fragilità dei bilanci comunali.


“I numeri contenuti nello schema di DUP 2026-2028 parlano chiaro e delineano un quadro inquietante per il futuro di Taranto,” dichiara il Consigliere Stano. “Mentre l’amministrazione fissa obiettivi di raccolta differenziata al 50% entro il 2026, la realtà cittadina racconta una storia di inefficienze che pesano direttamente sulle tasche dei contribuenti e sulla vivibilità dei quartieri.”
Secondo il consigliere, il vero nodo critico è rappresentato dalla gestione dei crediti di dubbia esigibilità, un macigno che minaccia la stabilità finanziaria del Comune. “Il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) prevede accantonamenti per oltre 42 milioni di euro per il solo 2026, una cifra che sfiora i 43 milioni negli anni successivi. Questi non sono solo numeri: sono crediti insoluti che l’Ente fatica a riscuotere e che drenano risorse vitali per i servizi essenziali. Se non si inverte la rotta sulla capacità di riscossione e sulla gestione dei residui, il rischio di una crisi di liquidità non sarà più un’ipotesi, ma una certezza matematica.”
Stano solleva dubbi anche sul nuovo contratto di servizio con Kyma Ambiente, previsto in aderenza alle disposizioni Arera. “Non basta scrivere sulla carta che si vuole salvaguardare l’azienda e i dipendenti. Serve un piano industriale serio che renda la raccolta differenziata efficiente e che abbatta i costi di smaltimento che oggi gravano sulla Tari. Al momento, vediamo solo una città sporca e un bilancio che sta in piedi grazie a pesanti accantonamenti per crediti che forse non vedremo mai. Chiedo all'Amministrazione e alla direzione Programmazione Economico Finanziaria un chiarimento immediato,” conclude Stano. “I cittadini hanno il diritto di sapere se il Comune è in grado di garantire i servizi essenziali senza finire nuovamente nel baratro dell’insolvenza  a causa di una gestione dei crediti e dei rifiuti del tutto fallimentare, a cui si aggiunge la precaria e discutibile gestione delle società partecipate.”

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