CRONACHE TARANTINE
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Davanti al nuovo ospedale San Cataldo, ancora chiuso e ormai divenuto il simbolo più evidente dei ritardi della sanità pugliese, Fratelli d’Italia ha scelto di riunirsi proprio lì, srotolando un cartello su cui campeggiava a caratteri cubitali e neri la scritta “Nuovo ospedale: in lista d’attesa”, ai piedi di una struttura che avrebbe dovuto essere operativa da anni e che invece, tra rinvii e promesse mancate, vede ora slittare l’apertura al 2028.
L’iniziativa, convocata dall’on. Dario Iaia, ha riunito parlamentari, consiglieri regionali e comunali, insieme al coordinamento cittadino del partito, per denunciare una situazione che definiscono «non più tollerabile» e che, come ha ricordato il consigliere regionale Renato Perrini, presenta un’ulteriore criticità: «Per aprire davvero il San Cataldo servono altri 120 milioni di euro all’anno: 80 per il personale e 40 per la manutenzione». Una cifra che, secondo FdI, cambia radicalmente la prospettiva su un’opera già segnata da anni di ritardi e da una programmazione giudicata insufficiente.
La manifestazione, organizzata nell’area antistante l’ospedale, ha visto la partecipazione dell’on. Giovanni Maiorano, dei consiglieri regionali Perrini e Giampaolo Vietri, del coordinatore cittadino Gianluca Mongelli, dei consiglieri comunali Tiziana Toscano, Luca Lazzàro e dello stesso Vietri, insieme a numerosi componenti del coordinamento cittadino. Una presenza ampia, che ha voluto dare il segnale di una comunità politica compatta nel chiedere risposte.
A prendere la parola per primo è stato proprio il coordinatore cittadino Gianluca Mongelli, che ha legato la questione del San Cataldo al quadro più ampio della sanità pugliese: «L’aspetto sanitario, le liste d’attesa, il pronto soccorso, questa struttura che viene inaugurata ad ogni campagna elettorale riguarda anche la tasca dei cittadini. Stiamo sentendo e apprendendo di aumenti della tassazione per il buco che si è determinato. Crediamo che questi aspetti meritino una risposta decisa e concreta». Mongelli ha poi ricordato che «Fratelli d’Italia è anni che si batte su questo tema con i nostri rappresentanti, con il consigliere regionale Renato Perrini, con tutto il partito. Adesso basta parole: ci vogliono fatti, perché con la salute non si scherza».
Un passaggio raccolto e rilanciato dall’on. Dario Iaia, che ha sottolineato come «il governo nazionale intanto ci ha messo i soldi: qui ci sono 270 milioni del Cis. Taranto continua ad aspettare e noi lo denunciamo con forza. Continuiamo a essere una delle ultime città della Regione Puglia». Iaia ha puntato il dito contro quella che definisce una gestione superficiale e propagandistica: «Decaro viene soltanto a fare passerelle, in perfetta continuità con Michele Emiliano che ha inaugurato probabilmente tre o quattro volte questo ospedale. E siamo ancora gli ultimi. Non c’è attenzione da parte di Bari nei confronti della città e c’è una vessazione nei confronti dei cittadini pugliesi che saranno costretti a pagare tantissimo a livello di Irpef avendo una sanità che è un disastro non per colpa degli operatori, ma dell’organizzazione».
Iaia ha poi aggiunto che «non è accettabile paragonare la sanità della Puglia a quella di Lombardia, Veneto o Emilia-Romagna: qui non funziona. La sinistra governa da vent’anni e si deve assumere la responsabilità di questo disastro assoluto. È incredibile parlare di 2028, e bisogna anche vedere se sarà davvero il 2028». Un riferimento diretto alle numerose denunce di Perrini, che da anni segnala ritardi, incongruenze e mancanza di programmazione.
Lo stesso Perrini ha ricordato come «sia mancata la programmazione fin dall’inizio: un ospedale troppo grande per questa provincia. Bastava chiudere il Santissima Annunziata e portarlo al fianco del Moscati». Poi la novità più pesante: «Per aprire il San Cataldo servono 120 milioni di euro. Questa è la notizia che vi voglio dare. Basta barzellette: 80 milioni serviranno per il personale all’anno in più e 40 milioni per la manutenzione. E intanto spendiamo un milione e mezzo all’anno per tenere accese le luci di un ospedale vuoto, perché le attrezzature non possono restare spente». Perrini ha ricordato anche che «grazie al governo Meloni sono arrivati altri 150 milioni per comprare le attrezzature che nell’appalto si erano dimenticati di inserire».
A chiudere gli interventi è stato il consigliere regionale Giampaolo Vietri, che ha ribadito come «il governo sia già intervenuto per finanziare la realizzazione dell’opera, perché la dotazione iniziale si era rivelata insufficiente. Con un decreto del ministero della Salute sono stati messi altri 105 milioni. Ma i soldi non bastano e i cronoprogrammi sono sbagliati. Questa comunità è stanca e rivendica il diritto a una struttura ospedaliera nuova, efficiente, che possa essere un Policlinico per il nostro territorio».
Sul piazzale, lo striscione “Nuovo ospedale: in lista d’attesa” ha sintetizzato il sentimento diffuso: la percezione di una città che da troppo tempo attende ciò che altrove sarebbe già realtà.