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Le slide presentate dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, nella conferenza stampa dedicata alla manovra sanitaria e al quadro dei conti regionali, offrono una fotografia nitida e impietosa dello stato della sanità italiana e pugliese.

Dati, grafici e tabelle mostrano un sistema nazionale sotto pressione, costi che crescono più velocemente dei finanziamenti statali e Regioni costrette a manovre fiscali per evitare il commissariamento. È da quel materiale tecnico che emerge il quadro che segue.
In Italia la sanità costa sempre di più, e cresce più rapidamente dei fondi che lo Stato destina al Servizio sanitario nazionale. È la fotografia impietosa che emerge dai dati della Corte dei Conti, secondo cui nel 2025 la spesa sanitaria effettiva raggiungerà i 141,5 miliardi, superando di 5 miliardi il finanziamento statale fissato a 136,5 miliardi. Una forbice destinata ad allargarsi fino al 2029, con un disavanzo strutturale che ricade sulle Regioni e che, come mostrano i grafici del documento, è ormai diventato un elemento permanente del sistema.
La crisi, sottolineano le slide, «non è un caso Puglia»: il problema riguarda l’intero Paese, comprese le Regioni considerate “d’eccellenza”. Nel 2024 risultano in disavanzo Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e la stessa Puglia. Tra le cause principali c’è la spesa farmaceutica, cresciuta del +23,5% in tre anni per effetto delle politiche nazionali sui farmaci innovativi, che hanno spostato costi dagli acquisti centralizzati agli oneri regionali.
Il quadro dei bilanci regionali conferma la tendenza: nel 2024 il Piemonte registra –192 milioni, la Toscana –244, la Puglia –132, la Sardegna –332. Anche Regioni storicamente virtuose come Emilia-Romagna e Veneto mostrano segnali di sofferenza. La Corte dei Conti parla apertamente di «disavanzo strutturale», mentre la rassegna stampa raccolta nel documento racconta di un Paese in cui «le Regioni aumentano le tasse» per far fronte ai buchi della sanità, con manovre fiscali già varate in Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Liguria, Molise, Abruzzo e Umbria.
Il documento ricorda che «la crisi delle Regioni è sempre più diffusa e tangibile» e che gli strumenti a disposizione dei governi locali sono pochi: «tagliare i servizi, aumentare le tasse o entrambe le cose». In Umbria, ad esempio, l’aumento di Irpef, Irap e bollo è stato necessario per evitare il commissariamento; in Abruzzo la Giunta ha definito “equa e responsabile” una manovra che porta l’aliquota Irpef fino al 3,33% per i redditi più alti.
La Puglia, pur registrando un disavanzo sanitario significativo, si colloca oggi tra le prime dieci Regioni italiane per Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con un punteggio di 228 nel 2023, superiore a Lazio, Campania e Liguria. Ma questo non basta a evitare la manovra fiscale: la Regione ha recuperato 107,6 milioni dal proprio bilancio, ma «resta da colmare una differenza di 241,6 milioni di euro». Da qui la scelta obbligata di aumentare l’Irpef regionale.
Le nuove aliquote prevedono incrementi soprattutto per i redditi medio-alti: invariata la fascia fino a 15.000 euro, aumento medio di 4,17 euro al mese per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro, 19,33 euro per quelli tra 28.000 e 50.000, fino a 66,62 euro al mese per i redditi superiori a 50.000 euro. «Abbiamo scelto un principio di equità: chi ha di più contribuisce di più», recita il documento.
Il disavanzo pugliese del 2025, pari a 349 milioni, deriva da maggiori costi per 433 milioni, compensati solo in parte da maggiori ricavi e recuperi. La voce più pesante è il personale, con 188 milioni tra nuove assunzioni, rinnovi contrattuali e fondi per straordinari e indennità. Seguono la spesa farmaceutica (117 milioni), i dispositivi medici (35 milioni), il fondo rischi (35 milioni) e il sociosanitario (25 milioni).
Per evitare che il disavanzo si ripeta, la Regione introduce un sistema di controllo in tempo reale della spesa, con sette direttive che vanno dal blocco delle consulenze automatiche alla revisione della somministrazione di lavoro, fino al rafforzamento dei presidi anticorruzione. Cambiano anche i contratti dei direttori generali: «obiettivi vincolanti a pena di decadenza», verifica a 24 mesi e premi annuali legati ai risultati.
Il quadro che emerge è quello di un sistema sanitario nazionale sotto pressione, in cui i costi crescono più dei finanziamenti e le Regioni, strette tra obblighi di legge e servizi da garantire, sono costrette a intervenire sui bilanci dei cittadini. Una crisi che non riguarda solo la Puglia, ma l’intero Paese, e che secondo la Corte dei Conti richiede una riforma strutturale capace di riportare equilibrio tra risorse e bisogni.

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