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Taranto torna a confrontarsi con uno dei temi più delicati della sua agenda ambientale e industriale: il progetto di rigassificazione GNL al Molo Polisettoriale.

A riaccendere l’attenzione è il consigliere comunale del Partito Repubblicano, Mirko Di Bello, che richiama la città alla massima vigilanza dopo la riapertura della consultazione pubblica sul progetto. Un passaggio che, sottolinea, «non arriva inaspettato», perché già ad aprile aveva avvertito in Consiglio comunale che la sospensione della procedura «non poteva essere considerata una conclusione definitiva».
Di Bello ribadisce che Taranto è «uno dei territori italiani a più alta pressione ambientale e industriale» e che l’ipotesi di collocare un rigassificatore in un’area già segnata da raffinerie, traffico petrolifero, acciaierie e depositi di carburanti significherebbe «aumentare ulteriormente i rischi ambientali, sanitari e di sicurezza industriale». Le preoccupazioni riguardano soprattutto il rischio di incidente rilevante, l’“effetto domino” tra impianti ad alto rischio, la possibile formazione di nubi fredde in caso di rilascio accidentale di GNL e «l’assenza di una chiara dimostrazione dell’assenza di aggravamento del rischio cumulativo territoriale». Un territorio, ricorda, già classificato come Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche e più volte al centro di condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la mancata tutela della salute e dell’ambiente.
Il consigliere richiama anche la posizione ufficiale assunta dall’assemblea cittadina: «Il Consiglio comunale di Taranto, ad aprile, si è espresso con chiarezza contro il progetto, approvando la nostra mozione e sancendo il no della città al rigassificatore nel porto». Ma, avverte, non basta. «Ora è il momento di trasformare le intenzioni e gli indirizzi politici in fatti concreti». Per Di Bello, l’Amministrazione comunale deve «dare piena attuazione a quanto deciso dal Consiglio», difendendo gli interessi della città «con determinazione, come già avvenuto nel 2008».
Il consigliere annuncia una mobilitazione istituzionale senza ambiguità: «Avvierò una battaglia forte e determinata contro questo impianto, utilizzando ogni strumento politico e amministrativo necessario per tutelare Taranto, la salute dei cittadini, l’ambiente e la sicurezza del territorio». Una posizione che definisce tutt’altro che ideologica: «Non si tratta di essere contro lo sviluppo, ma di applicare il principio di precauzione in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali, sanitari e sociali». E conclude con un messaggio netto: «Taranto non può continuare a essere caricata di nuovi rischi industriali. Le scelte sul futuro della città devono mettere al centro salute, sicurezza, ambiente e tutela della comunità. Basta essere terra di sacrificio».

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