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È stata una conferenza stampa densa, a tratti tesa, quella con cui il Movimento 5 Stelle di Taranto ha messo in fila tre emergenze che, a loro dire, stanno segnando il territorio con una gravità non più eludibile: dissalatore sul fiume Tara, la crisi di Kyma Ambiente e il futuro dell’aeroporto di Grottaglie senza tralasciare la questione legata ai fondi del Jtf.

Attorno al tavolo, coordinati dalla segretaria provinciale Laura Sebastio, sedevano il vicepresidente nazionale del Movimento, il senatore Mario Turco, la consigliera regionale Annagrazia Angolano e il consigliere comunale Gregorio Stano. A introdurre il clima, con un rapido accenno alle criticità del BRT e al passaggio dei bus sulla Ringhiera della città vecchia, è stato l’attivista e operatore culturale Nello De Gregorio, che ha ricordato come anche quella partita resti aperta e carica di incognite.
A prendere la scena è stato poi il senatore Turco, che ha mostrato, sventolandolo, ai presenti un foglio con le criticità del Just Transition Fund, quasi a voler dire che le mancanze non sono più percezioni ma dati scritti, chiari, ineludibili. 
Un gesto simbolico, quasi teatrale, per sottolineare che i numeri – e le mancanze – non sono più opinioni. Turco ha parlato di un finanziamento “importante, che il governo Conte II riuscì a destinare a Taranto nel 2020 e 2021”, ricordando che “di oltre 800 milioni, 50 milioni non sappiamo più che fine abbiano fatto”. Da qui la richiesta al Governo e agli enti territoriali di chiarire dove siano finiti quei fondi dopo l’ultima riprogrammazione. Ha denunciato una “frammentazione degli interventi” e una governance “senza una identità precisa”, spiegando che il JTF avrebbe dovuto rappresentare una riconversione integrata capace di tenere insieme industria, ambiente, salute e capitale umano. Ha aggiunto che il finanziamento “doveva integrarsi col Pnrr, dove abbiamo perso un miliardo di euro”, e che servirebbe reintrodurre la misura sull’idrogeno verde. “Tutti questi finanziamenti non hanno una cabina di regia strategica integrata”, ha avvertito, “e rischiamo di perdere un’altra occasione”.
La consigliera regionale Annagrazia Angolano ha allargato lo sguardo alle altre urgenze del territorio, ricordando la vicenda del dissalatore e soprattutto la situazione dell’aeroporto Marcello Arlotta. Saul Tara ha spiegato che il Movimento aveva già sollevato il tema mesi fa e che si attendeva l’esito del ricorso al TAR presentato dall’associazione Rete Pro Fiume Tara. “Purtroppo qualche giorno fa è stata respinta la richiesta di sospensiva dei lavori”, ha detto, sottolineando che le motivazioni del tribunale non cancellano le preoccupazioni ambientali. Ha insistito sulla necessità di valutare alternative come la rifunzionalizzazione dell’invaso Papadai, che “potrebbe rappresentare una valida soluzione senza danneggiare ulteriormente il paesaggio”. Poi ha annunciato una novità: l’open day dell’aeroporto di Grottaglie previsto per l’8 giugno. “Il piano aeroportuale nazionale continua a relegare l’Arlotta a spazioporto”, ha spiegato, aggiungendo che ci sarebbero persino “perplessità sulle certificazioni necessarie”. Per questo il Movimento chiede alla Regione e ad Aeroporti di Puglia di “lavorare più che mai per aprire finalmente l’aeroporto ai voli passeggeri”, ricordando che “sono stati investiti milioni di euro di denaro pubblico, soldi dei cittadini”.
Il consigliere comunale Gregorio Stano ha invece puntato il dito contro la situazione di Kyma Ambiente, definendola “a dir poco quasi fallimentare”. Ha accusato l’amministrazione comunale di non ascoltare gli allarmi lanciati dal Movimento e di continuare a riunirsi “a porte chiuse, senza coinvolgere i consiglieri comunali”. Ha ribadito due principi: mantenere l’azienda pubblica e dire “no al termovalorizzatore”, puntando invece sulla raccolta differenziata. Ma proprio su questo fronte, ha denunciato, “non vedo come riusciremo a raggiungere il 50% fissato nel bilancio, quando nei centri di raccolta mancano persino le buste per il conferimento”. Stano ha parlato di “sperpero di denaro pubblico”, citando i cassonetti intelligenti rimossi dopo pochi anni e i dieci milioni spesi per la raccolta pneumatica mai entrata in funzione. “Le responsabilità ricadono sui governi comunali passati ma anche su quello attuale”, ha detto, ricordando che “si era promesso di risolvere il problema in poco tempo, e invece siamo quasi a un anno di legislatura e tutto è fermo”. Intanto, ha concluso, “i cittadini continuano a pagare una delle Tari più alte d’Italia”.
La conferenza si è chiusa con un messaggio comune: la richiesta di trasparenza, di una regia chiara e di un coinvolgimento reale delle comunità locali. Per il Movimento 5 Stelle, le emergenze non sono più singole vertenze ma tasselli di un’unica questione: la capacità – o l’incapacità – di governare un territorio che chiede risposte immediate.

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