CRONACHE TARANTINE
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Le notizie sulle imminenti dimissioni dell’assessora Federica Stamerra hanno rimbalzato per tutta la mattinata come palline da ping pong impazzite, rimbombando tra telefoni, chat politiche e corridoi di Palazzo di Città.
Venerdì 26 giugno è diventato così il giorno in cui la voce, da semplice sussurro, ha iniziato a prendere corpo. Allo stato attuale, all’Ufficio Protocollo del Comune di Taranto non è arrivata alcuna lettera ufficiale con le motivazioni, ma la sensazione diffusa è che il dado sia stato tratto e che l’uscita di scena dell’assessora – titolare delle deleghe a Patrimonio, Servizi Demografici e Politiche del Lavoro – sia ormai questione di ore.
Chi conosce bene gli equilibri interni parla di motivazioni personali più che politiche, ma da Palazzo di Città filtra anche un’altra lettura: le difficoltà di organico con cui la direzione Patrimonio è costretta a fare i conti avrebbero pesato non poco sulla decisione. Una situazione complessa che, a un anno dall’elezione del sindaco Piero Bitetti, apre un fronte delicato e conferma che le acque nella maggioranza non sono affatto calme.
Le dimissioni di Stamerra, se confermate, non sarebbero un semplice avvicendamento tecnico. L’assessora era stata designata in quota al consigliere comunale Enzo Di Gregorio, all’epoca esponente del Partito democratico, poi uscito dal Pd per approdare ad Azione, seguito proprio dalla stessa Stamerra. Un passaggio che aveva lasciato il Pd con una rappresentanza ridimensionata in Giunta, e nonostante il suo peso politico, e che da tempo alimenta la pressione dei dem per riottenere una delega assessorile. Ora, con la possibile uscita di Stamerra, il Partito democratico potrebbe tornare alla carica, soprattutto alla luce di quello che si annuncio come un ritorno in maggioranza di Gianni Azzaro, già vicesindaco nel Melucci bis, che alle ultime amministrative aveva sostenuto la candidatura di Checco Tacente all’interno di un cartello di liste civiche insieme a Udc e Lega.
Un ritorno che Azzaro aveva motivato ricordando che «il Pd è il partito che ho contribuito a fondare, nel quale sono cresciuto politicamente e con il quale oggi ritrovo una chiara condivisione non solo di valori, ma anche di obiettivi programmatici», aggiungendo che «il mio punto di vista resta immutato: democratico e riformista. Valori che sento ancora pienamente miei e che richiedono oggi, più che mai, coerenza e determinazione».
Il rientro di Azzaro puntellerebbe la maggioranza di Bitetti, ma aprirebbe al tempo stesso un ulteriore problema: Azione, pur avendo un solo consigliere, è stato riconosciuto come gruppo consiliare durante un burrascoso Consiglio comunale. E Di Gregorio, forte di questo status, potrebbe rivendicare un assessorato al pari di altri gruppi composti da un solo consigliere, come ad esempio la Dc, già rappresentati in Giunta. Il rischio per Bitetti è quello di finire in un cul de sac politico, con due forze che reclamano lo stesso spazio e una maggioranza che rischia di trasformarsi in un mosaico difficile da ricomporre.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le recenti esternazioni del coordinamento politico di Per, che poche ore dopo un incontro con il sindaco sulle future linee di governo cittadino aveva espresso “forti pregiudiziali” rispetto all’ingresso in maggioranza di nuovi consiglieri senza una chiara adesione a gruppi e partiti già esistenti. Una posizione che sottolineava la necessità di coerenza politica e unità reale nella progettualità amministrativa. Un chiaro riferimento al riposizionamento di Azzaro, che secondo indiscrezioni avrebbe provocato malumori tali da spingerlo a disertare la seduta del Consiglio comunale del 24 giugno, durante la quale avrebbe dovuto annunciare ufficialmente il suo passaggio tra i banchi della maggioranza. Malumori che, raccontano fonti ben informate, sarebbero arrivati fino a Bari, nella stanza del presidente della Regione, Antonio Decaro.
Il quadro è magmatico, in movimento continuo, e richiederà al sindaco Bitetti una gestione “cum grano salis”, come si direbbe in diplomazia. Perché se le dimissioni di Stamerra dovessero concretizzarsi, non si tratterebbe solo di sostituire un assessore ma di ricomporre un equilibrio politico che oggi appare più simile a un gioco di incastri instabile e scintillante. E in questo scenario, ogni mossa può trasformarsi in un boomerang o in un colpo di teatro. Taranto osserva, e attende il prossimo atto.