CRONACHE TARANTINE
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Il Movimento 5 Stelle torna a chiedere una svolta definitiva sul futuro dell’ex Ilva dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo entro 90 giorni, subordinandone la ripresa alla rimozione dell’amianto e al ripristino di condizioni compatibili con la tutela della salute e della sicurezza.
“Non parliamo di cavilli burocratici – affermano i rappresentanti M5S – ma della vita di un’intera comunità e della sicurezza di migliaia di lavoratori”.
Secondo il M5S, la decisione dei giudici conferma criticità denunciate da anni: deterioramento degli impianti, presenza di amianto, emissioni di polveri sottili e rischi per la salute pubblica. Il movimento ricorda inoltre che già nel 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Cordella e altri contro Italia, aveva accertato la violazione dei diritti dei cittadini di Taranto e l’insufficienza delle misure adottate dallo Stato contro l’inquinamento prodotto dallo stabilimento.
Da qui la linea politica ribadita dal M5S: superamento definitivo dell’area a caldo, tutela dei lavoratori diretti e dell’indotto, bonifiche e riconversione economica del territorio. “Le decisioni della magistratura vanno rispettate e applicate. Non è accettabile che ogni volta che un provvedimento giudiziario mette in discussione l’attuale modello produttivo, la politica risponda contestandolo o approvando decreti per aggirarne gli effetti”.
Il movimento punta il dito contro il Governo Meloni, accusato di non aver costruito una vera alternativa industriale nonostante anni di decreti, commissariamenti e ingenti risorse pubbliche. “Il Governo continua a rincorrere l’emergenza anziché governarla. Taranto ha bisogno di un piano credibile, non di interventi tampone”.
Il M5S rilancia la proposta di un Accordo di Programma che integri bonifiche, messa in sicurezza del sito, superamento delle fonti inquinanti e un grande progetto di riconversione economica, produttiva e sociale. Servono risorse straordinarie, “almeno 8 miliardi di euro”, da garantire in una prospettiva pluriennale per infrastrutture, nuovi insediamenti produttivi, ricerca, innovazione, formazione e nuova occupazione, rafforzando il percorso avviato con il PNRR e il Cantiere Taranto durante il Governo Conte II.
“La politica deve costruire soluzioni, non contestare i giudici. Taranto non può più essere costretta a scegliere tra lavoro e salute: questo ricatto è durato troppo a lungo e ha prodotto morti, sofferenze e miliardi di spesa pubblica senza risolvere la crisi industriale né quella ambientale. La prossima pagina deve garantire insieme salute, sicurezza, lavoro e futuro”.
A firmare la nota: il senatore Mario Turco, l’on. Leonardo Donno, Annagrazia Angolano, Vito Rossini, Gregorio Stano, Laura Sebastio e Alessio Laneve.