CRONACHE TARANTINE
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“In classe con il burka meglio non andare, è una pratica vessatoria. Non sono razzista.
Faccio una premessa: ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto". Così il sindaco di Taranto Piero Bitetti rompe il silenzio dopo le polemiche nate a margine dell'incontro con il ministro Valditara. E affonda: "Costringere una donna a indossare il burka è o non è una pratica vessatoria?"
Interviene direttamente il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, dopo la bufera politica delle ultime ore legata alle sue dichiarazioni sull'abbigliamento islamico a scuola.
Il primo cittadino ha voluto esprimere il suo pensiero.
Questo il suo intervento integrale:
“Faccio una premessa: ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto durante l'incontro con il ministro Valditara. Una premessa necessaria ma che non sminuisce l'aspetto più spiacevole di questa vicenda e del dibattito politico in generale. Qualsiasi cosa finisce per essere polarizzata. Guai a fare una riflessione di buon senso, meglio scontrarsi e attribuire agli altri appartenenze fantomatiche. Ed è proprio ciò che è accaduto, con l'aggravante che nessuno tra quelli che hanno commentato era presente e di conseguenza può conoscere esattamente quel che ho detto.
Cosa ho detto? Semplicemente che in classe con il burka è meglio non andare perché una donna deve essere riconoscibile, probabilmente anche per questioni di sicurezza. Ma dirò di più: giustamente abbiamo grande attenzione verso le pratiche vessatorie nei confronti delle donne, le avversiamo e le combattiamo e costringere una donna a indossare il burka è o non è una pratica vessatoria? Nei paesi islamici quante donne lottano contro queste imposizioni? Qui invece, lasciando da parte il buon senso, nel tentativo malcelato di difendere l'identità e la libertà, qualcuno finisce per favorire quella pratica vessatoria, ma sul suolo italiano è paradossale.
Per non parlare delle percentuali sulla presenza di stranieri in aula che mai ho citato. Per me la scuola resta inclusiva, accogliente, aperta, ma deve esserlo per tutti, per stranieri e italiani.
Chi mi accusa faccia come me: vada a parlare con i docenti, raccolga i loro appelli, risponda alle loro sollecitazioni e poi potremo confrontarci. Per chi pensa che io mi sia improvvisamente trasformato in un razzista impertinente, probabilmente non mi conosce oppure, ed è la cosa più preoccupante, cerca un espediente per farmi del male. Ma io preferisco la pace".