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Il vicepresidente del M5S chiede un piano straordinario per Taranto. Torna sull’argomento e chiede 2mila assunzioni nella Difesa, ritorno di Fincantieri e tutele per i lavoratori dell’ex Ilva e dei call center.


Uno stop immediato ai licenziamenti, un piano di 2mila assunzioni nel comparto della Difesa e il rilancio dell’Arsenale Militare Marittimo come motore della rinascita economica della città. È la proposta lanciata dal senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile nazionale delle Politiche economiche e fiscali, per affrontare la difficile situazione occupazionale che interessa il territorio ionico.
Secondo Turco, Taranto sta vivendo una fase particolarmente delicata, segnata dalle incertezze che riguardano l’ex Ilva, le aziende dell’indotto e il settore dei contact center, con il rischio concreto di nuovi esuberi e ulteriori perdite di posti di lavoro.
Il parlamentare richiama inoltre l’attenzione sulle condizioni dell’Arsenale Militare Marittimo, struttura considerata strategica per la Marina e per l’intero sistema nazionale della Difesa. Negli anni, sottolinea, il numero dei dipendenti civili si è drasticamente ridotto, determinando una carenza di personale che oggi si riflette sull’operatività della struttura.
Per questo il vicepresidente del M5S propone un programma straordinario di reclutamento che coinvolga l’intero comparto Difesa presente a Taranto, con una particolare attenzione proprio all’Arsenale. L’obiettivo è recuperare competenze, rafforzare gli organici e creare nuove opportunità occupazionali stabili.
Tra le richieste avanzate anche il ritorno di Fincantieri nel capoluogo ionico, all’interno di un progetto industriale più ampio legato alla cantieristica e alla manutenzione navale. Una prospettiva che, secondo Turco, potrebbe attrarre investimenti, generare lavoro qualificato e valorizzare la vocazione marittima della città.
Nel suo intervento il senatore richiama anche le difficoltà vissute dai lavoratori dei call center, evidenziando la necessità di accompagnare le trasformazioni tecnologiche senza sacrificare l’occupazione. Da qui l’appello al Governo affinché metta in campo misure concrete per tutelare i lavoratori e definire un vero piano industriale per Taranto.
«Non servono più annunci – conclude Turco – ma scelte chiare, investimenti e certezze per il futuro del territorio».

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