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Il consigliere comunale e segretario provinciale del Pri interviene nel dibattito sulla possibile modifica dell'ordinanza che disciplina la reimmersione dei mitili nel Mar Piccolo. «Servono confronto, garanzie scientifiche e tutela della tradizione».

Si accende il confronto sul futuro della cozza nera tarantina. Dopo le dichiarazioni di Luciano Carriero, presidente dei Mitilicoltori di Confcommercio Taranto, sulla prospettata modifica dell'ordinanza comunale n. 8 del 2022 relativa alla reimmersione dei mitili nel Mar Piccolo, interviene il consigliere comunale e segretario provinciale del Partito Repubblicano Italiano, Mirko Di Bello.
Per l'esponente repubblicano, qualsiasi ipotesi di revisione delle regole oggi in vigore deve essere accompagnata da motivazioni chiare e da un percorso condiviso con l'intero comparto.
«La cozza nera tarantina non è una semplice eccellenza gastronomica, ma un simbolo della nostra identità, della nostra storia e di una tradizione che si tramanda da generazioni. È parte integrante della cultura marinara della città e del legame profondo tra la nostra comunità e il Mar Piccolo», afferma Di Bello, richiamando il valore del Presidio Slow Food e il lavoro portato avanti nel tempo dai mitilicoltori tarantini.
Al centro della riflessione c'è la coerenza delle scelte istituzionali. L'ordinanza adottata nel 2022, ricorda Di Bello, nacque con l'obiettivo di tutelare la produzione locale e preservare le peculiarità della mitilicoltura tarantina.
«La domanda è semplice: perché misure introdotte per tutelare il nostro prodotto e le sue peculiarità dovrebbero essere oggi rimesse in discussione? Quali elementi sono cambiati e quali garanzie scientifiche, ambientali e sanitarie giustificherebbero un eventuale passo indietro? Sono interrogativi ai quali le istituzioni devono dare risposte chiare prima di assumere qualsiasi decisione».
Il consigliere riconosce le difficoltà che il settore sta attraversando, a partire dalla moria del novellame, ma invita a non sacrificare la qualità in nome della sola esigenza produttiva.
«Nessuno sottovaluta le difficoltà dei mitilicoltori. Ma sostenere il comparto non può significare mettere in secondo piano la qualità, la tipicità e la tradizione della cozza nera tarantina. Non possiamo lasciare che la ricerca di maggiori quantità da immettere sul mercato prevalga sul valore che rende la nostra produzione riconoscibile e distinta. La quantità può rispondere a un'esigenza commerciale immediata; la qualità e l'identità sono ciò che dà valore alla nostra cozza».
Di Bello richiama inoltre l'attenzione sulla reputazione commerciale del prodotto tarantino, già messa alla prova negli anni da notizie ritenute allarmistiche e da ricostruzioni che, secondo il consigliere, hanno contribuito a generare diffidenza tra i consumatori.
«La credibilità di un prodotto identitario si costruisce nel tempo e può essere compromessa da informazioni non adeguatamente verificate e da decisioni che non tengano conto delle sue peculiarità. Per questo occorrono prudenza, responsabilità e un'informazione corretta. Non possiamo permetterci di indebolire ulteriormente il valore commerciale della cozza tarantina».
Da qui la richiesta rivolta al Comune di Taranto di coinvolgere tutte le rappresentanze del comparto prima di assumere qualsiasi decisione.
«Ogni eventuale revisione dell'ordinanza deve essere preceduta da un confronto trasparente e approfondito, da rigorose valutazioni scientifiche e da adeguate garanzie ambientali e sanitarie. Le difficoltà economiche dei produttori meritano risposte concrete, ma queste non possono tradursi in un rischio per il Mar Piccolo e per le caratteristiche distintive della nostra produzione».
Infine, Di Bello ribadisce l'impegno politico e istituzionale del Pri sulla vicenda.
«Faremo tutto ciò che rientra nelle nostre competenze per tutelare questo patrimonio. Vigileremo sulle decisioni che saranno assunte e promuoveremo le iniziative necessarie affinché la voce dei mitilicoltori sia ascoltata e la salvaguardia della nostra produzione resti una priorità. La cozza nera tarantina è storia, cultura, lavoro e identità. Difenderla significa difendere Taranto, il suo mare e una tradizione che appartiene alla nostra comunità».

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