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«Dateci un po’ di fiducia, vi chiediamo solo questo, dateci un po’ di fiducia». 

Un appello, quello lanciato dall’ing. Angelo De Leo, direttore industriale di Acquedotto pugliese, ai consiglieri comunali caduto, alla fine, nel vuoto perché l’assise cittadina, con il solo voto contrario del dem Lucio Lonoce (in contrasto con il voto favorevole del Pd) ha approvato la mozione presentata dalla maggioranza, contenente due emendamenti a firma dei consiglieri di opposizione Antonio Lenti di Europa Verde e Gianni Liviano di Demos, con la quale si dice, in buona sostanza, no al dissalatore da realizzare sul fiume Tara.

E dire che per le circa cinque ore di dibattito, a volte anche molto sopra le righe per lo solite scaramucce tra consiglieri comunali, i tecnici Aqp hanno più volte spiegato e chiarito che il dissalatore non è impattante, non deturpa il fiume Tara né rischia di ridurlo ad un semplice rigagnolo, non sarà realizzato sul fiume ma a circa 800 metri di distanza con la maggior parte delle opere interrate mentre il manufatto che ospiterà l’impianto vero e proprio non sarà reso visibile, che gli ulivi e gli agrumeti che saranno espiantati troveranno posto altrove e via dicendo, che la sua balneabilità non sarà preclusa.
Argomentazioni che hanno continuato a non convincere i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei Comitati civici (Comitato per la difesa del territorio ionico e Comitato per salvare il fiume Tara) intervenuti con i loro rappresentanti nell’aula del Consiglio riunito il 3 febbraio in seduta monotematica. Così come non hanno smosso maggioranza e opposizione dal ribadire con forza, nessuno escluso, che non c’è preclusione nei confronti dell’impianto di dissalazione ma va pensato in altro sito che non sia il fiume Tara, patrimonio storico, culturale dei tarantini e ricco di biodiversità e specie protette. Unica voce fuori dal coro, come detto, quella del consigliere Lonoce
Allora ecco la mozione con la quale si chiede al sindaco di opporsi fermamente al progetto di installazione del dissalatore sul fiume Tara, adoperandosi in tutte le sedi istituzionali per bloccarne la realizzazione; di richiedere all’Ente regionale di valutare con urgenza siti alternativi per la realizzazione dell’impianto, tenendo conto dei criteri di sostenibilità ambientale e sociale; do  promuovere iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della tutela del fiume Tara e a coinvolgerla in un percorso partecipativo per la definizione di un piano di gestione sostenibile della risorsa idrica; di supportare le associazioni ambientaliste che si battono per la difesa del fiume Tara; di informare periodicamente il Consiglio comunale sull’evolversi della vicenda e sulle azioni intraprese; di lavorare per la redazione di un progetto per un parco dei fiumi carsici del comprensorio comprendenti anche i fiumi Galeso, Cervaro, Patemisco e Lenne in coordinamento con il Parco delle Gravine e quello del Mar Piccolo; a ricorrere al Tar avverso la decisione presa se ne sussistono i presupposti giuridici.

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