CRONACHE TARANTINE
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«È assurdo che controllore e controllato siano un unico soggetto per quanto riguarda la Valutazione del danno sanitario».
È una presa di posizione forte quella assunta da Costanzo Carrieri, presidente del movimento politico-culturale Io C’entro. Nel mirino il nuovo decreto che riscrive l’Aia per l’ex Ilva e che prevede appunto che la Vds sia operata dagli stessi commissari mentre, è parere di Carrieri, «non può che essere affidata nella sua valutazione e stesura ad un competente organo terzo che deve essere garante dell’imparzialità dei dati forniti e dai quali deve dipendere la concessione dell’Aia. L’Istituto superiore di sanità – aggiunge Carrieri - non può essere semplicemente il controllore dei dati, in un arco temporale tra l’altro di soli 30 giorni, che vengono forniti dal gestore dell’impianto. La Vds all’interno del procedimento dell’Aia è un passaggio essenziale e decisivo se vogliamo effettivamente legare la produzione alla tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori secondo un processo ecosostenibile che non può essere più rinviabile».
Ragion per cui, conclude il leader di Io C’entro, «solo attraverso un iter serio e puntuale si può soddisfare quanto previsto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea la quale stabilisce che in presenza di pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana l’attività dell’ex Ilva deve essere sospesa».
Di «danno sanitario fai da te» parla anche l’associazione Giustizia per Taranto anche lei contraria al fatto che la valutazione del danno sanitario venga affidata agli stessi gestori dello stabilimento ex Ilva. «Il vero obiettivo di un’azienda – scrive Giustizia per Taranto - è il profitto, non la tutela della salute pubblica. Affidarle la Vds significa aprire la strada a dati minimizzati per evitare restrizioni». Secondo l’associazione, questo per Taranto significherebbe che la Vds «diventa solo un atto formale, senza garanzie di indipendenza» con il rischio che l’Aia «venga rinnovata anche se i dati sanitari sono preoccupanti».
Al contrario, conclude Giustizia per Taranto, «servirebbe una Valutazione di danno sanitario indipendente, realizzata da enti pubblici, non dall’azienda: un Istituto superiore di sanità con veri poteri, capace di bloccare le autorizzazioni se emergono gravi rischi per la salute; un principio chiaro: se uno stabilimento avvelena una città, deve chiudere; uno strumento di controllo dovrebbe prevedere morti e malati a monte, non contarli a valle».