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Il colpo di scena che non ti aspetti. La consigliera comunale Patrizia Mignolo dice addio al sindaco Melucci e alla sua maggioranza e passa tra i banchi dell’opposizione andando a confluire nel Misto di minoranza.

Ma attenzione, mette i puntini sulle “i” contattata da Cronache tarantine,  «non vado da nessun notaio. Non sarò certo io a far cadere il sindaco Rinaldo Melucci».
La decisione di lasciare la maggioranza la consigliera comunale di Taranto attiva l’ha comunicata nella mattinata di oggi, 12 febbraio, con tanto di lettera protocollata negli Uffici del Comune.
Una decisione, come si vocifera nei corridoi di Palazzo di Città, che il sindaco Melucci avrebbe incassato con tranquillità, abituato ormai, dicono, a situazioni simili. Resta il fatto che, adesso, il sindaco ritorna a poter contare su una maggioranza al limite con i numeri: 17 consiglieri Melucci compreso. Della serie che nelle prossime sedute di Consiglio su punti rilevanti nessuno tra i consiglieri che appoggiano il sindaco potrà concedersi il lusso neanche di un banale raffreddore.
Intanto c’è da fare i conti con una Patrizia Mignolo arrabbiata. Sulla delicata decisione presa non hanno pesato la mancanza di incarichi in Giunta del resto, dice tutto d’un fiato «sin dall’inizio di queste esperienza non ho mai chiesto incarichi istituzionali o deleghe. Ho solo chiesto incarichi extragiunta che mi consentissero di aumentare le mie competenze personali da mettere al servizio della città unitamente alle conoscenze già acquisite».
Deleghe extragiunta consistita in quella per l’inclusione e sostenibilità alla quale si è aggiunta successivamente quelle alle associazioni e prossimità. Il guaio, però, evidenzia Patrizia Mignolo, è stato «che non sono stata mai coinvolta nelle varie iniziative organizzate su argomenti che riguardavano i miei incarichi. Ci andavano solo gli assessori perché avessero visibilità».
E guai a ricordarle che sindaco e maggioranza hanno compiuto un passo indietro sulla faccenda della privatizzazione degli asili nido comunali venendo incontro alle sue richieste. «Si è detto – tuona Mignolo – che sono stata accontentata perché rimanessi nella maggioranza. Sono affermazioni che rispedisco al mittente. Sugli asili ho votato contro il Dup (il Documento unico di programmazione che conteneva il passaggio sulla privatizzazione, ndc) e ho sempre fatto notare che con quella decisione le lavoratrici perdevano l’indennità, che non era premiata la meritocrazia, che non si stava tenendo conto delle risorse dei Fondi di coesione e sviluppo e che al ministero dell’Interno ci sono a disposizione somme cui attingere in presenza di sezioni Primavera e infanzia, sulla cui istituzione mi sono spesa tanto, e che al Comune non restava che chiedere l’autorizzazione ad essere inserito nel Catalogo e poter prevedere riduzione sulle rette per le famiglie. Insomma – aggiunge – mi sono spesa per trovare le soluzioni altro che essere accontentata per restare in maggioranza».
Insomma, quello che è mancato e che più fa arrabbiare Patrizia Mignolo «è la mancanza di garbo istituzionale. Non sono e non voglio essere una “alza manina” in sede di votazione, vorrei poter partecipare ai processi di sviluppo che riguardano la città. Vorrà dire che lo farò stando all’opposizione presentando mozioni e ordini del giorno. Tutto questo – conclude – sia ben chiaro non c’entra nulla con l’andare a firmare dal notaio».

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