CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
«Abbiamo il dovere di indignarci, di dire che non è possibile continuare così, che quest’amministrazione è inadeguata e deve andare a casa».
Non le manda a dire il consigliere comunale di Demos, Gianni Liviano, che mette in guardia dal pericolo «dell’assuefazione» e dall’abitudine «alla cultura del brutto e di pensare che non ci sia più alcuna speranza».
Un intervento duro, quello del consigliere di opposizione, che prende spunto dal fatto che «alcuni progetti presentati dall’amministrazione comunale di Taranto non siano stati ammessi alla Just transition fund». Un fatto, e Liviano non ne fa un mistero, che non lo ha sorpreso. Come, aggiunge, «non mi sorprende più che la squadra di calcio , dopo la risibile vicenda di Campbell, rischi di essere esclusa dal campionato e che la squadra di basket (il CJ Basket Taranto, ndc) si ritiri mentre si dichiara Taranto città europea dello sport».
E che dire dei «continui cambi di opinione dl sindaco Melucci sulla modalità di partecipazione del comune all’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo (lascio, rientro, lascio, rientro) oppure, solo per rimanere nelle vicende degli ultimi giorni, sulla questione degli asili nido che passano da essere pubblici a divenire privati e poi di nuovo pubblici nel giro di meno di un mese».
Tutto questo tourbillon di situazioni, ribadisce Liviano, rischiano di far assuefare tutti «ai mille errori di questa amministrazione, alle assolute incoerenza, al galleggiamento, ai continui cambi di assessori e di dirigenti, e al girovagare del sindaco alla permanente e confusionaria ricerca di protezioni che tardano ad arrivare e, quando arrivano, lo fanno a spot e per tempi brevi con rapporti che si consumano velocemente (Emiliano, Calenda, di nuovo Emiliano, Renzi, un rinnovato tentativo con Emiliano, Salvini)».
Insomma, il vero rischio è che alla fine i cittadini credano che la politica «sia solo quella di quei consiglieri che si fanno spostare da un gruppo all’altro, e sono disposti a sacrificare la loro dignità a sostegno del bisogno di tenere unita la maggioranza, o se preferite, la volontà di un improbabile sindaco».
No, sostiene perentorio Liviano, non si può abituarsi «all’assoluta assenza di responsabilità, all’aver politicamente confuso il luogo del bene comune con la propria casa personale. Non possiamo, non solo per noi e per le attuali generazioni ma per quelle del futuro di questa città (posto che in questa città ci sia spazio per il futuro). Due miliardi di euro che stanno arrivando – conclude Liviano -, non arriveranno mai più e con essi non avremo mai più queste reali possibilità di incidere sul benessere della città. Gli errori di oggi li pagheranno, insieme a noi, anche i cittadini di domani». Ecco perché, ribadisce il consigliere di Demos, «abbiamo il dovere di indignarci, di dire che non è possibile continuare così, che quest’amministrazione è inadeguata e deve andare a casa».