CRONACHE TARANTINE
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La notizia della recente riorganizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli decisa dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che declassa l’ufficio tarantino dalla prima alla quarta fascia, «non può assolutamente passare in sordina, senza un'approfondita analisi delle conseguenze della scelta compiuta, che finisce con il perpetrare l’ennesimo danno ad una città, come Taranto, già costretta a combattere per la diversificazione socio-economica necessaria a svincolare la sua esistenza dalla storica schiavitù della monocultura dell’acciaio, il cui pesante costo grava quotidianamente sull’ambiente e sulla salute dei cittadini».
A suonare il campanello di allarme è il vicepresidente del M5S, sen. Mario Turco, il quale, partendo dal fatto che l’ufficio delle Dogane di Taranto genera un gettito erariale di oltre un miliardo e duecento milioni di euro l’anno, fa presente come la decisione ministeriale porterebbe «ad una concreta compromissione dell’attività del porto, che rischierebbe così di perdere capacità competitiva. In altre parole – sottolinea Turco -, il declassamento provocherebbe conseguenze negative sull’intero sistema economico locale e sul tasso di occupazione ad esso collegato, senza tenere conto che la realtà tarantina possiede, oggettivamente, un valore assolutamente strategico per l’intero Paese».
Ragion per cui, rincara la dose il parlamentare tarantino, «non si riesce a comprendere la ragione per la quale, ancora una volta, si vuole indebolire questa città, privandola della funzionalità di un’altra infrastruttura preziosa per il suo sviluppo attuale e futuro».
Per questi motivi il vicepresidente M5S ha depositato un'interrogazione a risposta orale in Commissione al ministro dell'Economia e delle Finanze chiedendo di sapere «se il ministro (Giorgetti, ndc) intenda fornire delucidazioni in merito alle scelte effettuate e come giustifica le negative ricadute socio-economiche sul territorio provinciale e regionale» e se sia disponibile «a rivedere la scelta in questione non basata su criteri oggettivi e non giustificata da esigenze sociali o economiche».