CRONACHE TARANTINE
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«Le ragioni del mio defenestramento e la caduta del governo cittadino non sono da ricercarsi nell’ambito della buona politica o dell’azione della mia amministrazione ma nei beceri meandri della vendetta e del rancore consumati, non attraverso un giusto e democratico dibattito politico di sfiducia al sindaco, ma nello scenario di cospiratori e di uno stucchevole andirivieni di firme di dimissioni presso studi notarili al quale, per chissà quali interessi, spero confessabili, si sono piegati alcuni componenti della mia maggioranza. Tradendo, di fatto, per l’ennesima volta il mandato che il suffragio popolare aveva accordato al nostro programma elettorale».
Sono parole e concetti al vetriolo quelli che l’ormai ex sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha messo nero su bianco in un passaggio della lettera indirizzata ai dipendenti comunali per ringraziarli «per lo straordinario apporto che avete voluto garantire a me, come sindaco, e agli amministratori che mi hanno affiancato in questo viaggio di guida della città».
Ringraziamenti sentiti, quelli che il sindaco esprime nella sua lettera, emotivamente carichi di riconoscenza verso chi è «la vera impalcatura sulle quali si regge la complessa e articolata macchina organizzativa comunale» e ha saputo «e voluto condividere i tanti obiettivi programmatici del mio mandato elettorale che, ricorderete, era stato ed è impostato per operare un vero e proprio ribaltamento del paradigma che voleva la nostra città votata alla monocultura industriale».
Un programma, «anzi il nostro programma» ci tiene a sottolineare Melucci, “Ecosistema Taranto” le cui direttrici di sviluppo «guardano all’oggi ma, soprattutto, al domani e alle nuove generazioni. Un programma – ribadisce il sindaco – che è vivo e vegeto e che sarà materia di lavoro per quanti mi succederanno». Perché, scrive Melucci ai dipendenti comunali con una punta di orgoglio, ormai «il solco è tracciato» e chi vi derogasse «non farebbe gli interessi del nostro territorio». E la conferma della solidità del programma, Melucci la ravvisa tutta «nelle più recenti dichiarazioni di autorevoli esponenti politici che hanno commentato che, al di là degli uomini che lo tracciano, “il programma c’è! Bisogna continuare ad attuarlo”».
E nello scusarsi perché «probabilmente sono andato ben oltre i termini di un sentito ringraziamento a tutti voi», Melucci conclude la lettera sottolineando che non poteva esimersi «dall’esternarvi direttamente, attraverso questo mio messaggio, la delusione per questa mancanza di rispetto verso i basilari concetti della democrazia e della trasparenza. È stato l’elettorato a condurmi verso Palazzo di Città dal quale esco varcandone la soglia non per volontà dei cittadini ma, ironia della sorte, a causa di volgari intrighi di bassa politica. Grazie a tutti voi e buon lavoro nell’interesse della città».