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Il Partito democratico ionico non è disposto ad alcun accordicchio, usando le parole dell’on. Ubaldo Pagano, ma punta a costruire un grande accordo per dimensionare una città come Taranto rispetto alle sfide del futuro.

Come farlo? Per l’on. Ubaldo Pagano è semplice: «ricostruendo insieme a tutte le donne, gli uomini di buona volontà un campo progressista che abbia idee chiare e prospettive verificabili».
Parole che strappano gli applausi al foltissimo numero di iscritti e simpatizzanti del Pd, oltre ai suoi rappresentanti istituzionali presenti, tutti convocati nel pomeriggio del 28 febbraio nella sala convegni del Salina Hotel. C’è da capire, interpretare e tradurre nei fatti quelli che sono gli intendimenti e la volontà della base per questo il partito ha schierato un “parterre de roi” che ha visto seduti gomito a gomito il presidente della Regione, Michele Emiliano, il segretario regionale del partito, Domenico De Santis, la segretaria provinciale Anna Filippetti e il cittadino Giuseppe Tursi oltre, appunto, all’on. Ubaldo Pagano.
Tutta l’attenzione, ovviamente, è catalizzata sul nome di chi sarà candidato a sindaco alle elezioni di maggio, appuntamento elettorale che ormai si può considerare dietro l’angolo, visti i tempi stretti. E il Pd tempo non ne vuole perdere così come il tavolo del centrosinistra che si è riunito per la prima volta nella giornata del 27 febbraio. Ma il nome, se ce l’ha, se lo tiene bene stretto. Del resto lo stesso Emiliano non si è voluto sbottonare più di tanto incalzato sull’argomento dai giornalisti perché, dice, «il mio ruolo è quello di presidente della Regione e non ho intenzione di andare a ficcarmi in questioni che riguardano i partiti. Se sono qui oggi è per ringraziare il partito che mi ha sostenuto in questi 10 anni di presidenza della Regione». Ma si capisce che il profilo del candidato sindaco ideale ce lo ha bene in mente. Basta riavvolgere il nastro ed ascoltare le dichiarazioni rese in mattinata, alla presentazione di un concorso artistico per l’ospedale San Cataldo. «Dobbiamo dare alla città una guida autorevole, di grande profilo in grado di farsi rispettare in tutta Italia e in tutta Europa». Se poi deve essere espressione della politica o della società civile, Emiliano non fa differenze anzi, sarebbe un grave errore, ha detto, «se la società civile, come leggo e sento da più parti, si dovesse ritirare perché, comunque, a Taranto ha fatto cose buone. Certo – è stata la stilettata all’indirizzo del sindaco Melucci – è chiaro che se tu fai tutto bene a casa e poi litighi continuamente con tutti i componenti della famiglia, i vicini di casa neanche se ne accorgono dei progressi che fai. Invece Taranto ha fatto tanti progressi e in numerosi campi». E quella che chiama “rabbia educata dei tarantini” potrà essere «l’arma per il cambiamento».
Cambiamento, come hanno sottolineato sia il segretario regionale De Santis che Anna Filippetti e Giuseppe Tursi che arriverà sicuramente nel giro mdi qualche settimana «quando avremo individuato il futuro sindaco o la futura sindaca della città».

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