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Non basta avere le infrastrutture nuove di zecca per i Giochi del Mediterraneo senza avere una strategia per evitare che, a manifestazione conclusa, le stesse corrano il rischio di diventare delle cattedrali nel deserto.

Gianfranco Chiarelli, commissario regionale dell’Udc, guarda già oltre l’importante manifestazione sportiva, che vedrà Taranto quale capitale della kermesse il 21 agosto del 2026, e rilancia sull’aspetto cruciale della gestione degli impianti cruciali, dice, «per lo sviluppo del territorio».
L’obiettivo, insomma, deve essere quello, sottolinea con forza l’on. Chiarelli ricordando che nelle vesti di commissario della Camera di commercio ha messo a disposizione degli spazi per la struttura commissariale, «di non farsi cogliere impreparati». Anche perché, spiega il commissario Udc dati alla mano, un recente studio condotto dalla Cgia di Mestre (l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese) «ha rivelato come le città che hanno organizzato i Giochi del Mediterraneo abbiano visto crescere di tre punti percentuali il loro Pil cittadino. A Napoli, Bari e Pescara, per restare alle città italiane che prima di Taranto hanno ospitato l’evento, è accaduto questo. Miliardi di lire prima, milioni di euro dopo, irrorati nelle casse comunali: risorse finanziarie straordinarie in grado di cambiare il volto, non semplicemente per quel che concerne le infrastrutture sportive, delle comunità». Studio che agli aspetti positivi ha accostato anche quelli negativi contrassegnati, soprattutto dal fatto che molti impianti si sono trasformati, appunto, in cattedrali nel deserto «alimentando – aggiunge l’on. Chiarelli - quella percezione di abbandono e sciatteria urbanistica». Dall’analisi è emerso, inoltre, che ciò «è dovuto prevalentemente agli alti costi di gestione che questi impianti presentano, costi che le Amministrazioni pubbliche non possono più accollarsi una volta venuto meno il trasferimento straordinario di specifiche economie e che i privati, divisi e non suffragati da una programmazione gestionale di medio e lungo periodo, hanno mancato di supportare».
Ecco perché per Chiarelli diventa fondamentale «coinvolgere tutti gli attori economici e sociali, le istituzioni cittadine e le federazioni, le associazioni di categorie, gli ordini professionali e gli stakeholder, vagliando le novità normative intervenute, i suggerimenti tecnici e le competenze acquisite sul campo per garantire che i Giochi del Mediterraneo continuino a “fare i giochi” anche quando saranno terminati».

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