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«Taranto sta vivendo una drammatica crisi sportiva che rischia di comprometterne irreparabilmente il futuro. Calcio, pallavolo e basket, che un tempo animavano la città, sono ormai praticamente scomparsi, e con loro la speranza di una comunità che desidera riscoprire il valore dello sport come strumento di inclusione, benessere e crescita collettiva. I Giochi del Mediterraneo 2026, in programma nella città ionica, potrebbero trasformarsi in un evento desolato, lontano dall’energia e dalla passione che solo un tessuto sportivo sano e vitale può garantire». 


A parlare così è il sen. Mario Turco, vicepresidente del M5S e coordinatore del comitato Economia, Lavoro e Impresa.
«Questo fallimento – aggiunge Turco - ha radici profonde e si può attribuire principalmente alla mancanza di una visione e di politiche adeguate da parte del ministro dello Sport, Andrea Abodi, e all’impreparazione del governo Meloni. L’abbandono delle società e delle associazioni sportive locali, che versano in gravi difficoltà finanziarie a causa della carenza di compensazioni per i rifacimenti degli impianti sportivi, è il risultato di scelte politiche sbagliate e di un disinteresse che ha colpito gli operatori del territorio, fondamentali non solo per il presente ma anche per la crescita delle nuove generazioni».
Per questo motivo il sen. Turco chiede urgentemente «una mobilitazione concreta e un impegno da parte del Governo per rilanciare lo sport a Taranto. Investire nelle infrastrutture, sostenere le realtà locali e incentivare la partecipazione dei giovani sono azioni imprescindibili per evitare che questa città venga definitivamente abbandonata anche nel campo dello sport. Non possiamo permetterci che Taranto resti nel deserto, né che i Giochi del Mediterraneo 2026 siano una vetrina per il fallimento di un’intera comunità».
Insomma, per il vicepresidente M5S ci si trova davanti «all'ennesima occasione persa dopo che il governo Conte II aveva scelto il capoluogo ionico quale protagonista di una riconversione economica, sociale e culturale che passava anche per i Giochi, non solo attraverso le nuove infrastrutture sportive ma, soprattutto, attraverso il completamento della rete stradale, autostradale e ferroviaria; la riapertura ai voli civili dell'Aeroporto di Grottaglie; la riqualificazione generale della città. Se, ad oggi, nessun privato continua a scommettere su Taranto – conclude -, lo si deve al ruolo marginale che le ha riservato chi ha  amministrato ai vari livelli istituzionali dalla fine del Conte II in poi».

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