CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
È un affollamento di nomi di candidati a sindaco quello che si è riversato sul tavolo del centrosinistra riunitosi nella giornata del 4 marzo per provare ad andare a sintesi su un nominativo unico e mettere, di conseguenza, mano al programma per amministrare la città. Anche se logica vorrebbe l’esatto contrario. Ma tant’è in politica vale tutto e il contrario di tutto.
Intanto, l’unica cosa sulla quale sono stati tutti d’accordo è che non si faranno le primarie per la scelta del candidato sindaco perché, è stato obiettato, non ci sarebbero i tempi tecnici per organizzarle dal momento che, dovendosi votare a maggio (l’11 ma è più probabile che si slitti al 25 in modo da far coincidere l’eventuale ballottaggio con i referendum il cui voto è in programma il 14 giugno), la campagna elettorale si presenterà breve e concentrata. Per cui sono state respinte al mittente le proposte avanzate in tal senso da Enzo Di Gregorio del Pd e dalla segreteria provinciale e cittadina di Demos rappresentata in Consiglio comunale, fino a prima dello scioglimento, da Gianni Liviano.
E proprio Demos nella riunione del 4 del tavolo tecnico ha avanzato la candidatura di Gianni Liviano il quale già in passato ha provato a salire la scalinata di Palazzo di Città che porta nella stanza del sindaco.
Ma a proporre nomi è stata anche CON Taranto che fa leva su Piero Bitetti. Quest’ultimo è uscito rafforzato dall’assoluzione, perché il fatto non sussiste, dal processo sulla “rimborsopoli” al Comune di Taranto per cui diventa un nome spendibile. Lo stesso interessato negli ultimi giorni non va facendo mistero della sua disponibilità a candidarsi a sindaco. Del resto, l’esperienza politica e amministrativa (è stato presidente del Consiglio comunale oltre ad essere stato anche consigliere provinciale) non gli mancano.
A questi due nomi, Liviano e Bitetti, se ne sono aggiunti altri: praticamente ogni partito della coalizione ha avanzato candidature. L’ha fatto il Movimento 5 Stelle che nell’ultima consiliatura, e dopo l’uscita dallo stesso del consigliere Mario Odone confluito, dopo una serie di passaggi, nel movimento civico Taranto Futuro prossimo, si è ritrovato senza alcuna rappresentanza. Qui il nome proposto è stato quello del sen. Mario Turco la cui candidatura rientrerebbe in una serie di incastri che riguarderebbero possibili accordi a livello barese. Tre, invece, i nomi in quota al Partito democratico: Enzo Di Gregorio, attuale consigliere regionale; Francesca Viggiano che nelle due esperienze amministrative del sindaco Melucci ha ricoperto incarichi assessorili; Mattia Giorno, attuale consigliere del presidente Emiliano per l’area di Taranto. A quest’ultimo, secondo quanto risulta a Cronache tarantine, sarebbe arrivato l’invito, da esponenti del suo stesso partito, a mettersi in gioco innanzitutto candidandosi.
Anche Europa Verde, forte della crescita registrata con la sinistra che ha assestato Avs al 7%, avrebbe avanzato una sua proposta puntando tutto sull’ex eurodeputata Rosa D’Amato. Ma, soprattutto, la stessa D’Amato, commissaria della federazione Europa Verde, insieme ai co-portavoci provinciale e cittadino, Gregorio Mariggiò e Giovanni Carbotti, qualche giorno prima del vertice del centrosinistra avevano messo tutti in guardia. «La priorità – sottolineavano in una nota stampa – è il programma» sul quale si dicono non disposti a compiere «nessun passo indietro sulla chiusura dell’area a caldo, sulla riconversione green dell’economia ionica e sulla riqualificazione dell’area industriale. La nuova amministrazione dovrà cambiare la gestione dei rifiuti e del verde pubblico e opporsi al dissalatore e ad altri impianti nefasti decisi a Roma e a Bari». Posizione, quella di Europa Verde, che è condivisa anche da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs). Quello che D’Amato, Mariggiò e Carbotti si aspettano sono cambiamenti sul metodo: partecipazione e trasparenza reali, stabilità della giunta, confronto costante con i partiti.
«Rigettiamo – concludono tattiche e accordi sulla base di spartizioni di posti, partite a scacchi giocate addirittura fra Regioni e fra due sole forze politiche».