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L’amministrazione provinciale è sempre più nel caos. Casus belli la convocazione della seduta del Consiglio provinciale calendarizzata nella giornata del 18 marzo in seconda seduta.

Convocazione che quattro consiglieri provinciali – Gregorio Pecoraro, Vito Parisi, Rosa Natili e Angelita Salamina – ritengono inficiata da gravi regolarità tanto da chiedere l’immediato intervento della Prefettura.
Motivo? La richiesta di convocazione del Consiglio si basa, secondo i quattro consiglieri provinciali, su violazioni del Regolamento del Consiglio provinciale in particolare per quanto riguarda il termine minimo di preavviso per la convocazione delle sedute straordinarie. «La seconda seduta del Consiglio provinciale – sostengono Pecoraro, Parisi, Natili e Salamina - è stata convocata in violazione dell’art. 7 del Regolamento che prevede un preavviso di almeno tre giorni liberi. Tale convocazione, dunque, è priva di legittimità e potrebbe esporre l’Ente a impugnazioni e conseguenze giuridiche rilevanti».
Come se sul Consiglio non pendesse già un’altra spada di Damocle vista la situazione di forte incertezza istituzionale poiché la Provincia di Taranto è ancora in attesa di un pronunciamento ufficiale del ministero dell’Interno sulla guida dell’Ente.
Ma riavvolgiamo il nastro. A ingarbugliare la matassa è stato lo scioglimento, per certi versi inaspettato, del Consiglio comunale di Taranto. Fatto che ha portato alla decadenza dei consiglieri provinciali espressione dell’assise cittadina (Goffredo Lo Muzio, Carmen Casula, Adriano Tribbia, Salvatore Brisci e Lucio Lonoce) nonché del presidente dell’Ente, Rinaldo Melucci. Quest’ultimo come ultimo atto, ritenuto dai più illegittimo perché compiuto quando ormai il sindaco-presidente non aveva più poteri per farlo, ha nominato quale vicepresidente dell’Ente di via Anfiteatro il consigliere Angelo Laterza di Forza Italia il quale, a sua volta, prima di dimettersi dall’incarico, provvedeva a fissare al 4 maggio l’elezione per il nuovo presidente della Provincia (quelle per il rinnovo dei Consigli provinciali e la nomina del presidente sono elezioni di secondo livello cui partecipano gli amministratori dei 29 comuni dell’arco ionico). Atti questi sui quali sono stati sollevati, come detto, giudizi di illegittimità e per i quali è stato posto uno specifico quesito al ministero dell’Interno.
Adesso ecco scoppiare la nuova grana della convocazione della seduta del 18 marzo. «Nonostante le diffide già inviate e la mancata costituzione del numero legale nella seduta del 17 marzo – sottolineano ancora Pecoraro, Parisi, Natili e Salamina -, si continua a procedere in una direzione ostinata, ignorando le garanzie minime di legittimità e le tutele istituzionali per i consiglieri provinciali. Tale atteggiamento, invece di sanare la situazione, rischia di aggravare ulteriormente il quadro istituzionale e amministrativo dell’Ente».
In virtù di quanto accaduto, i quattro consiglieri hanno scelto di di non partecipare alla seduta del 18 marzo, ritenendo che non vi siano le condizioni per un corretto svolgimento del Consiglio e per la tutela delle prerogative istituzionali di tutti i consiglieri. «Non possiamo – concludono - ignorare il quadro di illegittimità che si sta delineando. Il rispetto delle regole e delle istituzioni deve venire prima di tutto. Per questo abbiamo chiesto alla Prefettura di intervenire per garantire la legalità e la stabilità dell’Ente e che ogni decisione venga sospesa fino a quando non sarà chiarita la legittimità degli atti e della rappresentanza istituzionale della Provincia di Taranto».

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