CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Brindisi e Bisceglie sono già in Serie D. Applausi meritati, senza esitazione.
Il Taranto, per ora, li guarda. Il sentimento di invidia è comprensibile, ma tale reazione può declinare in diverse accezioni. C'è la pura emozione che sottende all'emulazione: il desiderio di replicare un simile traguardo, una spinta positiva per rendere redditizio il proprio percorso. C'è l'invidia che trascende nella gelosia, mista ad un risentimento per tutto quello che ancora non si è potuto ottenere, l'irrefrenabile desiderio di volere essere al posto di un altro. Barrare A, anche qui senza esitazione. Tutto è in gioco, ovviamente completamente da conquistare. Ma solo analizzando un'intera stagione, senza isterismi e con il dovuto raziocinio, si possono anche trovare elementi di apprezzamento. Il Taranto ha centrato l'obiettivo minimo della partecipazione ai playoff. Detta così appare poca cosa, detta così all'inizio di stagione sembrava quasi un'offesa, un oltraggio ad una pretesa di non restare ingabbiati in una categoria sconosciuta e fastidiosa. Invece bisogna fare sempre i conti con il campo, con una concorrenza che è stata più che agguerrita. E soprattutto con idee chiare. Brindisi e Bisceglie, a differenza del Taranto, hanno potuto guadagnare vantaggio da una programmazione per tempo, dalla creazione di un organico che in corso d'opera ha avuto bisogno soltanto di pochi correttivi. Non proprio lo sviluppo stagionale dei rossoblù che ha contaminato il suo cammino di cambi di allenatore, rivoluzioni interne e stravolgimento totale della rosa. Verrebbe quasi da dire, con un pizzico di provocazione, che i playoff da terzi in classifica siano stati un ottimo risultato alla luce di tutto questo. Playoff che solo nel mese di gennaio apparivano una chimera e sinceramente difficilmente raggiungibili. Certo, si potevano seguire le orme del Bisceglie e proseguire con profitto in Coppa Italia. Vero è che la formazione nerazzurra ha facilitato il compito degli ionici magari rallentando in campionato, ma i quattordici risultati utili della seconda gestione Danucci non possono essere confinati a ruolino banale. Il nocciolo del ragionamento è che non bisogna guardare le cerimonie e le esultanze altrui come un affronto alla reputazione o alla dignita del Taranto. La reputazione e la dignità del Taranto vanno corroborate ora con almeno sei gare da disputare al massimo delle possibilità, guadagnandosi la Serie D con determinazione e qualità. Battere il già retrocesso Gallipoli (e non appare da catalogare tra le imprese) per blindare il terzo posto e regalarsi un pomeriggio intenso contro il Canosa, ma con il vantaggio del fattore campo e del doppio risultato a favore. Apprezzare il momento, sapere che non tutto fila sempre liscio. Ma essersi procurati questa nuova opportunità è da cogliere con benevolenza, senza atteggiamenti di inutile altezzosità. Ha vinto l'ottimismo di Danucci, la perseveranza di una società che sta programmando il futuro in vari ambiti. Manca ancora il risultato sul campo, non è poco. Ma almeno per sei partite (speriamo che siano sei) non si deve badare alle esultanze altrui. Si pensi in casa propria. Dagli spalti si pretende giustamente di più. Questo "di più" si può ricavare, andando tutti verso una medesima direzione. Non è tempo di soffiare venti contrari.