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Foto Studio R. Ingenito

 
Apice, comune di cinquemila abitanti in provincia di Benevento. La stagione di Eccellenza regala anche queste destinazioni inedite, luoghi geografici poco conosciuti, anche fuori dalla Puglia.

Apice non è solo inteso come destinazione di una scalata verticistica, sinonimo delle ambizioni metaforiche del club rossoblù. E anche il prossimo avversario in tema playoff, il primo nella versione nazionale. Il Taranto, liquidando il Canosa con un netto 2-0, prosegue il suo cammino. Imperioso e dilagante, consapevole e pregiato, una squadra che quando scatena tutte le sue particelle, libera delle energie inimmaginabili. Ci sono esempi calzanti: la gara di andata di campionato contro il Canosa, il 5-1 sul Bisceglie, la finale regionale del girone pugliese appunto. Il Taranto quando fa il Taranto inquieta e domina. Taranto quando si comporta da Taranto è un blocco unico che avanza senza discussioni. E’ la storia di sempre: in assenza di divisioni interne, con l’ausilio di ogni componente, quando i tifosi abbandonano contestazioni e duri contrasti e sostengono fin dal riscaldamento in modo incessante, non è precluso qualsiasi traguardo. Se Loiodice afferma che tanto entusiasmo e tanto trasporto non erano stati avvertiti dal suo arrivo a novembre, vuol dire che i playoff sono in grado di scatenare quella magia pura (espressione tanto cara ad Aldo Papagni presente in tribuna a Massafra) che coinvolge e trascina. Certo, la sottolineatura di un campionato mediocre che poteva essere conquistato con agio e la sottolineatura di avere un solo risultato da qui in avanti è stato un messaggio chiaro ad inizio gara. Ma sempre meglio questi moniti legittimi e accorati, che striscioni dai contenuti sprezzanti e sinceramente inopportuni. Qualcuno dice che il Canosa rappresentasse l’ostacolo più duro in questa mini corsa verso la Serie D. Non conosciamo il valore delle prossime avversarie e quindi è tutto da verificare e francamente opinabile. Ma più che le rivali future, interessa che il Taranto abbia il giusto approccio, confermi la solidità difensiva delle ultime gare di campionato (Mastrangelo imbattuto da 360 minuti) ed esprime quel tenore qualitativo in grado di sfornare occasioni in serie. In questo quadro idilliaco ci sono comunque zone grigie a cui opporre adeguate controindicazioni. Troppe le palle gol sprecate, ma ogni allenatore aspira a costruire tanto, sintomo di una manovra che funziona. Il rosso ad Hadziosmanovic probabilmente sarà tramutato (rosso diretto) in due giornate di squalifica. Nonostante il valore indiscusso del laterale di origini montenegrine, ci sono soluzione per ovviare alla grave e ingenua perdita: spostare Sansò a destra con inserimento di Derosa per mantenere il grado di spinta. Oppure servirsi di Delvino, in grado anch’esso di proporsi con continuità, assicurando una maggiore copertura difensiva. Capitolo Loiodice: non doveva giocare per un problema muscolare, la sua forza di volontà lo ha sospinto in campo. Il primo tempo del fantasista barese è stato devastante, l’uomo in più che tutti desideravano in queste gare senza appello. Uno dei giocatori su cui contare, esperti e di personalità (il discorso si può allargare a Guastamacchia e Di Paolantonio, altri due protagonisti indiscussi). Il primo tempo contro il Canosa è stato impreziosito da giocate di estrema qualità, infarcito di intuizioni creative non fini a se stesse. Il rigore trasformato con sapienza, la ciliegina di una prestazione adeguata alla sua cifra tecnica. Si spera che il problema muscolare che lo ha costretto ad uscire possa essere risolto in tempo e in tal senso la settimana aggiuntiva di riposo (si parte il 24 maggio con la gara di andata a Massafra) che separa dalla prima semifinale può essere funzionale al progetto. Barra dritta senza esaltazione scomposta. Si temeva alla vigilia la sfida contro il Canosa e a Taranto quando si avverte una sana preoccupazione spesso fa seguito un risultato confortante. Quando, lo dice la storia, si è troppo sicuri di sé, si sbatte e si piange. Giusto celebrare questa prima vittoria, giusto festeggiare ed essere oggettivamente ottimisti, ma mantenendo un sano timore. Perché si è toccato con mano come sia bello vincere, si comprende passo dopo passo quanto l’approdo in Serie D sia fondamentale.

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