CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Alla fine nel calcio è molto semplice ottenere i risultati. La meraviglia sta nel fatto che nonostante i codici siano riconosciuti, si faccia fatica a decriptarli o meglio a renderli eseguibili.
Ce ne accorgiamo dalle parole chiave utilizzate nei post partita, tanto più quando il ragionamento è avvalorato da un pomeriggio favorevole. Nicola Loiodice, sempre più capitano e trascinato di questa ultima fase di stagione, ha parlato dei tifosi, del loro incessante sostegno affermando che “quando sono con noi, siamo un’altra squadra”. L’abusata ma rituale “unità di intenti”, quando le componenti si fondono e il prodotto finito converge quasi sempre verso un superamento dell’esame a pieni voti. A Taranto, come in diverse piazze umorali, specie del Sud Italia, non ci riteniamo mai abbastanza esperti in questo. Via striscioni mortificanti, via sciopero parziale del tifo (domanda annosa se il tifoso vada allo stadio per far vincere la propria squadra o se voglia vedere vincere la propria squadra), abbandonata ogni forma di contestazione (a volte durante la stagione, come a dicembre, comunque giustificata). Il pubblico spinge, lo stadio Italia si infiamma e le rimonte sono possibili. Alla distanza il Taranto mette sul piatto la qualità dei propri singoli e una ritrovata convinzione che finora sta stendendo ogni oppositore. Il 3-1 sull’Apice, nella gara d’andata di semifinale dei playoff nazionali, è frutto di questa rinnovata veste in cui affiorano due altre parole chiavi, che fluttuavano durante le dichiarazioni a caldo: personalità e coraggio. Senza queste che nel calcio sono virtù, che non tutti possono esibire soprattutto quando serve, le ambizioni restano sospese, prive di qualsiasi slancio. Il Taranto, come ha ripetuto spesso Danucci, può contare su uomini di personalità. E non è un caso, estendendo il discorso a chi attaccante non è, che la crescita prestazionale di un elemento cardine come Di Paolantonio, sia stata un’addizione ai propositi di completa rimonta nel secondo tempo. E poi facciamo un’eccezione inserendo nel lotto la parola presunzione, utilizzata dallo stesso Loiodice. Perché se l’umiltà è la virtù che consente di rispettare sempre l’avversario, sopperendo alla mancanza di alcune credenziali (non può esistere una squadra perfetta), la presunzione nello sport risiede nel riconoscimento della propria forza. Loiodice e Losavio, contro il Canosa. E in più Aguilera come contro l’Apice. Molto spesso la differenza sta nella mortifera capacità degli attaccanti di decidere le partite. Soprattutto in casa, e con una spinta così dagli spalti, la Serie D può davvero apparire un territorio più vicino, marcando una sostanziale differenza (dieci vittorie in casa nelle ultime undici, unico pari a Manduria). Il 3-1 non è un punteggio che autorizza a prenotare in anticipo il biglietto per le finali, ma è un vantaggio limpido da cui ripartire. Ad Apice, nell’attesa che venga accettata la deroga per la costituzione di una tribuna per il settore ospiti, non ci sarà Hadziosmanovic che dovrà scontare un turno di squalifica. Da verificare l’entità dell’infortunio alla caviglia di Konate. Non sarà presente uno dei più giovani della rosa, una delle note più liete del mercato di riparazione, che per questo obiettivo comune per poco non ci rimetteva un ginocchio. Forse la stagione si è conclusa in anticipo, ma meglio un duro colpo alla rotula che un legamento del ginocchio saltato. Buona guarigione Alessio Sansò.