CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Tutti i minuti di una partita sono importanti. Il primo come l’ultimo possono racchiudere momenti cruciali, episodi dai quali si rischia di restare imprigionati o con i quali si può raggiungere l’estasi.
Mastrangelo che para un rigore a Mincione in avvio, Trombino che segna il gol che conduce i rossoblù in finale al tramonto del recupero. In mezzo resta tanto anzi tantissimo, ma che già abbiamo dimenticato un’inezia dopo il triplice fischio. I gol annullati, gli errori di egoismo, le amnesie e le ingenuità, una superiorità strisciante non acclarata dal punteggio. Ci si dimentica di tutti i particolari, perché secondo il più classico dei metodi induttivi, si finisce con il privilegiare l’esito generale, confinando i singoli dettagli a materiale di risulta. Importa che il Taranto, svoltata l’ultima curva, abbia imboccato il rettilineo conclusivo. Lo striscione è in fondo, si scruta già. Finale doppia, che si giocherà contro il Gladiator. L’aria campana, annusata nella trasferta di Apice, non è proprio salubre. Ci vorrà un Taranto di lotta e di governo. Che sappia fondere intensità e capacità di manovra, con quel tocco di cinismo che fa la differenza. Se c’è un aspetto che va migliorato è capire che la superiorità diffusa va impreziosita e valorizzata dalle realizzazioni. Il Taranto nel primo tempo di Apice, al netto degli episodi discutibili, aveva in mano la sfida. Non certificare questa supremazia è un limite. Limite che emerge specie in trasferta. In casa, però, è un’altra storia. E qui il discorso scivola su pro e contro dell’ordine delle due sfide. Giocare la prima in casa o fuori? Dilemma che avrebbe una risposta spontanea nel credere che un ritorno a Massafra possa concedere qualche oggettivo vantaggio in termini di ambiente favorevole da cui farsi trascinare. Ma ragionare in questi termini produce giudizi da vecchia nomenclatura calcistica, con altre dinamiche e altrettanti sviluppi. Il Taranto ha passato il turno di semifinale proprio perché ha saputo far fruttare un limpido vantaggio accumulato nella gara casalinga. Certamente bisogna averne le capacità, ma sul proprio campo i rossoblù sembrano poter nutrirsi dell’entusiasmo del proprio tifo quando non si è nella condizione di dover frequentare l’ultima spiaggia. Allo stadio Italia i ragazzi di Danucci hanno viaggiato in stagione alla media di 2,65 gol realizzati, davvero si può ritenere che cominciare sul proprio campo non porti alcun beneficio? Lasciamo che sia la sorte a decidere, lo sapremo presto. L’importante è essere arrivati a manovrare il proprio destino in due presumibili giornate di caldo opprimente. La terza via, quella promossa in ultima istanza, da Vito Ladisa nella conferenza prenatalizia del Palafiom, è più di un’alternativa. Non c’è nulla di scontato, anche perché l’avversario non è per nulla banale. Di questo Taranto, però, ci si può fidare. Il primo e l’ultimo minuto di Apice possono essere segnali che gli dei del calcio stanno già strizzando l’occhio.