CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
I semi della discussione inerente allo stadio Iacovone sono stati impiantati, in verità, anche se in maniera velata, già da qualche mese. Inutile fare finta di essere sorpresi. T
empistica o meno, è un tema. Va affrontato con i modi e nelle sedi opportune e diventerà più caldo nei prossimi giorni. Si spera andando in profondità da lunedì 15 giugno con una promozione in tasca. Cosa sarebbe un’estate pallonara rossoblù senza la querelle che ha per oggetto l’impianto di gioco. Questa volta la prospettiva e lo scenario sono diversi rispetto a qualche decina di anni fa. Passando in rassegna le varie gestioni tra fine anni novanta e prima decade del nuovo millennio, salvo qualche progetto sulla carta comunque di ardua realizzazione, il discorso riguardava in linea di massima i canoni d’utilizzo, una mera vicenda contabile-economica. Intese, spesso poi disattese, da trovare. Ora l’impianto rimodernato per i Giochi del Mediterraneo propone sviluppi e rapporti più ampi. Un deciso salto in avanti in termini anche dialettici non solo pratici. E qui si innesca il confine sottile tra le norme che disciplinano e seguono l’affidamento degli impianti sportivi nel coacervo di iter, bandi e regole e la pretesa di chi, fruitore diretto per essere proprietario della squadra di calcio, avanza un ipotetico diritto di prelazione. La famiglia Ladisa ha gettato il sasso nello stagno, i cerchi sono diventati concentrici. “Senza stadio è difficile fare calcio”, un ritornello peraltro a cui siamo stati sempre abituati per decenni, anche di recente. Sarebbe criminale, però, avanzare paragoni, perché intorno allo Iacovone il panorama è totalmente mutato soltanto in termini di approccio alla vicenda. Possiamo definirlo avviso, forzatura o se volessimo utilizzare un termine forte, minaccia o ricatto, ma in verità questa linea di condotta era stata espressa nella conferenza stampa dello scorso 19 dicembre 2025. Nella presentazione del piano economico finanziario di decine di milioni di euro in otto anni, lungo un arco di gestione pluridecennale fu anche evidenziato come “l'aspetto sportivo sarebbe stato fondamentale in questo piano strategico e andare di pari passo”. Quindi l’uscita di Sebastiano Ladisa di questi giorni, identica nei contenuti, più marcata nei toni, tiene il punto sotto l’aspetto di parte imprenditoriale. E, sbilanciandoci, ha tutto il diritto di farlo. Non sappiamo quanto possa essere fonte di distrazione alla vigilia della gara decisiva per il salto in Serie D. È il calcio moderno, con i suoi filoni accessori, che tende a rispettare precise dinamiche progettuali e finanziarie. Se vogliamo è anche giusto che sia così. Un progetto aziendale, in questo caso legato al mondo del calcio, se vuole essere di ampio respiro e sostenibile nel tempo, deve poggiare su solide basi. Lo stadio Iacovone è uno dei nodi nevralgici, sembra anche ovvio che i Ladisa lo abbiano posto al centro del futuro impegno. Un discorso che quasi prescinde dall’esito della finale di ritorno di domenica contro il Gladiator. Ma è proprio così? Senza Serie D le carte in tavola cambierebbero? A naso crediamo proprio di sì. Tornando alla questione principale, però, ti accorgi che la situazione è più chiara del previsto. Il Comune di Taranto (perché la comunicazione e la chiarezza in questi casi sono fondamentali) nella conferenza stampa prevista per illustrare le procedure di affidamento e la gestione degli impianti sportivi nel post Giochi del Mediterraneo, è in pratica venuta incontro al club rossoblù, pur conservando un linguaggio formale e aderente alle normative. Due gli aspetti tranquillizzanti: è in corso con il gruppo Ladisa un project financing dedicato e la documentazione per la gestione dello Iacovone è stata già inviata. A questo punto verrebbe da chiedersi dove sia il problema visto che si citano anche forme attive di interlocuzioni e la volontà di garantire in termini di gestione un percorso specifico per l’impianto di via Salinella. Parti istituzionali, parti economiche, colossi finanziari e investitori nel calcio. In mezzo c’è il popolo tarantino, spettatore interessato e alquanto inerme. Sarà retorica, ma a volte, in fondo ad ogni mossa o ragionamento, un breve pensiero andrebbe rivolto a loro. Interessati e parte attiva, però, al risultato sportivo. Giusto dialogare sullo Iacovone, meglio approfondire la questione con la Serie D in tasca.