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Tutto o niente. E' la spietata bellezza di un ultimo atto, dove gioia e delusione viaggiano ancora su binari ravvicinati. Il Taranto gioca la finale di ritorno dei playoff di Eccellenza.

A Massafra (ore 16.30) arriva il Gladiator, si riparte dallo 0-0 dell'andata. Significa che bisogna vincere per salire in Serie D, un ulteriore risultato di parità costringerebbe ad estendere il sentimento di passione oltre i novanta minuti regolamentari. I rossoblù confidano nel fortino dello stadio Italia dove durante la gestione Danucci è sempre andato in gol. Il Gladiator, dicono, sia una squadra da trasferta. Beh, il Taranto è una squadra spiccatamente casalinga. Con queste premesse si gioca, si deve dare tutto, fino all'ultima goccia di energia rimasta nel serbatoio. Conta tutto: cuore e gambe, cervello e polmoni. Se ci fosse anche un pizzico di fortuna non farebbe male. Il tecnico Ciro Danucci mostra o finge serenità alla vigilia dell'ultima gara di una stagione palpitante. "Sappiamo che è una partita decisiva, siamo tranquilli perché ci arriviamo bene, anche in un buon momento di forma. L'attesa stressa ma rende belle le vigilie e questi momenti. Saremo pronti".
Gara numero 50 della stagione, davvero cifra tonda. Le motivazioni oltre alla condizione fisica saranno determinanti. "Per un campionato dilettante è un alto numero di gare. La stagione è stata estenuante, giocando in avvio spesso ogni tre giorni. Siamo contenti di giocare questa cinquantesima partita, vogliamo coronare un percorso in cui abbiamo sofferto, ma abbiamo sempre creduto di centrare l'obiettivo. Sono gare che si preparano da sole, al gruppo ho chiesto grande maturità e attenzione perché i dettagli fanno la differenza. Soprattutto ho chiesto di credere alle loro qualità".
Bisogna fare gol. Un aspetto non da poco. Sicuramente fare qualcosa in più in area avversaria rispetto alla sfida di andata. 
"Ogni gara ha la propria storia. Ad Aversa abbiamo costruito bene, siamo stati intensi ci è mancato lo spunto davanti o l'ultimo passaggio. Questa sarà una gara diversa. Abbiamo tutti a disposizione, devo sciogliere solo gli ultimi dubbi. Derosa è recuperato come Incerti e Konate".
Sarà per Danucci l'ultima formazione della stagione. Piuttosto complicata da stilare. Ci sono giocatori che hanno contribuito al raggiungimento di questa finale, magari qualcuno un po' appannato. Si chiama in un certo senso debito di riconoscenza. Poi ce ne sono altri che hanno avuto meno spazio, ma che forse sarebbero più pronti fisicamente. Come sciogliere questa matassa? 
"La formazione è sempre difficile da buttare giù. Soprattutto è dura decidere chi mandare in tribuna o in panchina perché tutti vorrebbero giocare. Si devono valutare tante variabili. Prevedere come può svolgersi la gara e preparare un piano partita. In una gara secca si cerca di mettere dentro chi sta meglio fisicamente senza dimenticare però i ragazzi che ci hanno permesso di arrivare fin qui. Sono contento di avere tutta la rosa. Meglio scegliere che adottare soluzioni estermporanee. Per l'attacco Aguilera e Russo si contendono il ruolo di centravanti. Il titolare emergerà a seconda di come vogliamo impostare la sfida. Losavio? Viene da una stagione importante, ha speso tanto fisicamente, ma sta bene e giocherà". 
Un risultato del genere si ottiene anche con l'unità delle varie componenti. E da questo punto di vista il Taranto ha lavorato bene nelle ultime settimane.
"Quando la proprietà è vicina alla squadra, è qualcosa di positivo. Mi viene da dare dei meriti soprattutto ai miei ragazzi. Nonostante momenti complicati, non abbiamo mollato di un centimetro, tenendo la barra dritta. C'è voluto l'aiuto di tutti, sono contento del gruppo e dell'ambiente che si è creato. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti di una tifoseria che ha pochi eguali. Il loro amore viscerale si sente tanto. Siamo felici di aver riavvicinato tante gente allo stadio e contenti di poter giocare questa partita davanti al nostro pubblico".
Danucci ha sangue tarantino nelle vene. Anche per lui emotivamente non sarà una domenica normale. "Sono sempre tranquillo prima delle partita, cerco di prepararle alla stessa maniera. Questa ha ovviamente un peso specifico differente, ma la professionalità che metto nel lavoro resta la medesima. C'è voglia e grande responsabilità e non vediamo l'ora di giocare questa finale".

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