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Al 90’ esplode la rabbia di un gruppo di tifosi. Sfondano un cancello, provano a colpire qualche giocatore.

Ne fa le spese soprattutto Loiodice, qualcun altro rischia altre aggressioni. Un finale bruttissimo che si stempera e prosegue con dei tempi supplementari, quelli sfumati in campo. Una delegazione entra negli spogliatoi. I particolari vengono illustrati da chi, della dirigenza, c’era. Danilo Pagni racconta di “un incontro civile. I tifosi hanno espresso il loro disappunto, hanno detto che non vogliono più vedere nessuno. Il pubblico sugli spalti, però, è stato meraviglioso. I calci a Loiodice? Non li ho visti.”.
 
Pagni scende nell’analisi della partita. “Siamo arrivati a fare due finali e non siamo stati bravi a vincerle. Abbiamo fallito l’obiettivo ma questo non significa che la società non si sia impegnato. Io sono tornato in una situazione difficile e purtroppo abbiamo fallito l’obiettivo tecnico Se c’era una squadra che doveva vincere dovevamo essere noi. Il loro portiere è stato il migliore, non ho capito il motivo dell’annullamento del primo gol”.
 
Ora è normale pensare agli sviluppi futuri, alle mosse societarie. Pagni non scioglie tutti i dubbi. “Per come li ho ritrovati perché li conoscevo già, non li ferma nessuno. Non credo che il Taranto abbia i requisiti per essere ripescato, aspettiamo e proviamo a non vendere fumo. Il fallimento parte da lontano, quando il Taranto ha iniziato non c’erano casacche e palloni, chi ha iniziato ha avuto difficoltà. Io parlerò con la società, se la palla entra o non entra non dipende dalla famiglia Ladisa. Io resto? Non sto in Paradiso a dispetto ai santi. Ho dimostrato che rimango se ci sono le condizioni. Non è tutto da buttare”.
 
Lo scenario si sposta ai singoli. Ai giocatori e a Danucci.
 
“Non credo alla tensione, altrimenti non si può fare il calciatore a Taranto. Per Danucci è prematuro parlarne. Non lo conoscevo, ma ho avuto un bel rapporto, merita i miei complimenti.  Loiodice ha dato il massimo, mi aspettavo qualche gol in più ha un altro anno di contratto, si deciderà cosa fare quando la società darà delle linee guida”.
 
E poi lo Iacovone che rischia di trasformarsi subito in uno stadio inserito in un contesto, a livello di categoria, davvero poco adeguato. “Sarà un pugno nell’occhio vedere una squadra di Eccellenza giocare allo Iacovone, ma tutti parlano del Taranto e vogliono dare dei giudizi. Il Taranto ha una storia, detiene una società forte e ora c’è chi gode perché non siamo andati in D”.

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