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Foto Studio R. Ingenito

 
Bastava guardare gli occhi dei tifosi, quelli buoni. Un’ingenua tristezza, una rispettabile frustrazione.

Quei sentimenti che non ti fanno esprimere parole, ti fanno guardare fisso un punto anonimo. Quel futuro che sembrava così nitido e in un lampo non si riesce più ad intravedere. Dopo una sconfitta del genere, dopo l’ennesima presa per i fondelli di un destino che gioca a nascondino con le ambizioni del Taranto calcio, bisogna attendere solo le mosse di chi guida questo disgraziato club. Non sappiamo se arriveranno domani, in settimana, più in là. Forse agire di impulso non è consigliato, far decantare l’amarezza può aiutare a schiarire i possibili scenari. Prima o poi occorrerà uscire allo scoperto. Sono solo sensazioni ma tutto fa presagire che la proprietà proseguirà nel suo progetto. Un fallimento stagionale non può intralciare un programma con fondate ambizioni. Se sarà ancora torneo di Eccellenza (c’è un sottile disgusto a pronunciare questa categoria) c’è tutto il tempo di allestire una squadra che possa dettare legge da subito, con un precampionato da affrontare e con casacche e palloni in dotazione. Ma l’intenzione della famiglia Ladisa, al netto delle loro valutazioni sull’indegna gazzarra avvenuta al fischio finale con tanto di aggressioni ad alcuni giocatori rossoblù tra cui Loiodice, sarebbe quella di capire che margine esista in termini di ripescaggio. Se ci si possa infilare nel coacervo normativo, se la società di nuova affiliazione possa per punteggio, storia e bacino di utenza ambire a salire ugualmente in Serie D. Una strada in verità tortuosa, ovviamente da investigare. Sullo sfondo lo stadio Iacovone che, nel piano industriale dei Ladisa relativo alla sua gestione, doveva andari di pari passo con i risultati sul campo. In Eccellenza cambieranno gli sviluppi? Ci sarà convenienza e ritorno economico per tornare nella sede originaria? Senza dimenticare, giusto fare menzione, l’enorme contributo e la straordinaria accoglienza ricevuta dallo stadio Italia e dall’amministrazione massafrese in questa travagliata annata calcistica. Su quei tifosi, quelli che non si comportano da veri tifosi, ci saranno ripercussioni. Ognuno risponderà del proprio operato, c’è l’obbligo di sottolineare che forse questo destino ceco e beffardo, invece alla fine ci veda benissimo e punisca chi pensa di legare il calcio ad una concezione primitiva dove alla fine la violenza è il metodo più diretto per esprimere il proprio dissenso. Ci sono esempi vicino a noi: Foggia, Bari con strascichi simili. Ma pensiamo che alla fine le idee possano vincere a dispetto di tutto. Aspettiamo una mossa dalla famiglia Ladisa. Un rilancio a tutto tondo, non possiamo sopportare un’ennesima ripartenza. Sarà dura ricreare l’entusiasmo genuino e caloroso avvertito nell’ultimo mese di playoff. Sarà durissima riconquistare fiducia e credibilità della maggioranza dei tifosi rossoblù, che legittimamente si aspettavano un solo risultato dalla finale di ritorno contro il Gladiator. Oggi fa male parlare di calcio. Il giorno dopo fa più male del giorno precedente perché si entra nella dura accettazione della realtà. Ecco perché si attende un cenno dalla proprietà. Consolatorio e rigenerante.

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