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Difficile pretendere immediate reazioni e istantanei scatti in avanti. La delusione è stata troppo grande per non fermarsi un attimo a pensare.

Anche a come ripartire, con quali uomini, con quale nuovo programma. Sebbene minimi, i primi movimenti ci sono ugualmente stati. Poi sta all’interpretazione di ognuno orientare un ipotetico sviluppo. La mossa della famiglia Ladisa che si costituisce parte civile per i fatti violenti avvenuti dopo il 90’ della finale Taranto-Gladiator, può essere considerata una strategia che sottende ad un mantenimento dell’impegno calcistico in riva allo Ionio. Oppure potrebbe essere trincerato ad una normale presa di posizione di ferma condanna su un singolo episodio, secondo il principio di non tollerare qualsiasi forma di violenza legata al calcio. Ci sono state le parole del capitano Nicola Loiodice che ha perdonato chi lo ha aggredito dimostrando un’invidiabile attitudine all’indulgenza e ha aperto ad una futura permanenza. Ma siamo alla primordiale dialettica estiva. Restano per ora dichiarazioni sul cui suffragio è tutto ancora da dimostrare. Perché quelle dichiarazioni, sia pure commendevoli, dovranno aderire ad un clima e ad una serie di rapporti prossimi tutti da decifrare. La parola ripescaggio è in cima alla comunicazione per certi versi virale. Non si parla d’altro, primo argomento della post stagione agonistica. Un po’ per rinvigorire un morale ai minimi termini al solo pensiero di una nuova stagione di Eccellenza, un po’ per farsi accarezzare dalle illusioni. Bene dirlo e precisarlo. L’idea di presentare domanda è piuttosto fondata. Che il Taranto possa essere inserito in graduatoria in posizione privilegiata è legata al numero di domande che arriveranno in Federazione ma oggettivamente, ad una prima ripassata delle normative e dei parametri in atto, tutto appare in salita. La recente affiliazione non comporta meriti di anzianità e storicità sportiva a cui si affianca un settore giovanile ancora in fase embrionale. Le voci a cui si può appigliare il club rossoblù sono l’aver raggiunto comunque una finale nazionale di Eccellenza, godere di un bacino di utenza notevolmente superiore alla concorrenza e la fortuna-coincidenza di ritrovarsi uno stadio di recente ristrutturazione. Ma i punteggi sono sempre confinati a cifre minimi, non comportano assegnazioni estese in termini numerici. Anzi alle voci positive c’è da detrarre le recenti pesanti sanzioni di cui si terrà conto, chissà anche in termini di immagine: la squalifica del campo e la penalizzazione di due punti. Non sappiamo quanto possa contare la politica, l’aggiramento di alcuni valori, l’eventuale (improbabile) aggiornamenti dei principi normativi. Sicuramente capire da subito in quale dimensione dovrà essere inserito il Taranto è il primo punto di partenza. Anzi di ripartenza. A seguire si potrà discutere di uomini e ruoli. La sensazione è che si possa andare incontro ad un nuovo capitolo totalmente riveduto. Le conferme di Danilo Pagni come direttore sportivo e di Ciro Danucci come tecnico, volendoci sbilanciare, appaiono complicate. Almeno a giudicare i virgolettati soprattutto del primo che non è apparso convinto di una prosecuzione del rapporto (“Non resto a dispetto dei santi”). Comincia l’estate, quella dove il calcio giocato fa spazio al parlato. Quella scorsa fu dettata ad un’attesa snervante, poi ci fu la svolta prima di Ferragosto. Ora in qualche modo bisogna guadagnare tempo. Con i fatti e le idee.

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