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Erano attesi e la famiglia Ladisa non ha tradito chi avvertiva la necessità di captare dei segnali utili per un’immediata ripartenza.

Con una nota ufficiale lucida e schematica, la proprietà del Taranto calcio fissa le linee guida della prossima stagione e soprattutto in termini strategici illustra quali saranno i prossimi passi. Il tutto all’interno di un recinto in cui viene esplicitato cosa si farà e cosa, nei limiti delle oggettive possibilità, si potrà fare. Nessuna clamorosa sorpresa ma un conto sono le indiscrezioni, un conto è sentire il conforto dell’ufficiale presa di coscienza a tutto tondo dei vertici societari. Il club ionico presenterà ricorso contro la mazzata disciplinare decisa dal giudice sportivo in merito ai disordini avvenuti al termine di Taranto-Gladiator. Soprattutto la proprietà intende annullare innanzitutto il -2 in classifica e alleggerire la squalifica del proprio campo fino al 15 novembre con il Taranto costretto a disputare le gare interne in campo neutro e a porte chiuse. Qui si apre il discorso legato all’impianto di gioco. Sarebbe naturale pensare ad un’iniziale nuovo trasferimento a Massafra, ma nel quadro dei “tavoli di lavoro” specificati lungo la nota ufficiale c’è la “prosecuzione dell’iter di perfezionamento della partnership pubblico-privata per la gestione dello Stadio Iacovone” uno dei nodi centrali del programma pluriennale della famiglia Ladisa. E per il quale ci sarebbe già da tempo un fitto colloquio con i rappresentanti del Comune ionico. Ironico pensare che la nuova struttura in fase di totale ristrutturazione venga colpita idealmente da una squalifica ancor prima della sua inaugurazione, abnorme la disparità oggettiva da riscontrare tra l’avanguardia impiantistica e la categoria di appartenenza nella stagione 2026/27. E qui si entra nel secondo argomento trattato: il ripescaggio in Serie D. E la proprietà disegna uno scenario preciso in quanto è necessario adottare “la massima trasparenza nei confronti dei propri tifosi, degli stakeholder e dell’intera comunità sportiva”. La percentuale di un ripescaggio in Serie D è praticamente nulla perché non si è “nell’impossibilità di soddisfare i requisiti minimi necessari per la presentazione della domanda” e la principale discriminante va ricercata proprio negli accadimenti violenti avvenuti al termine della finale playoff del 14 giugno. Viene lasciato un piccolo varco quando si paventa l’imprecisata “attivazione di un nuovo e distinto percorso normativo e tecnico”. Difficile stabilire se questo faccia riferimento ad un ipotetico cambio di regolamento interno federale o l’adozione di una forzata scelta ad hoc che possa favorire le velleità del Taranto, francamente poco realistico. Ma c’è anche una parte squisitamente sportiva che va rivalutata. Perché la proprietà oltre ad essere impegnata nella “ridefinizione dell’assetto societario e del nuovo organigramma dirigenziale” guarda alla “definizione del quadro tecnico, sportivo e organizzativo per la prossima stagione, nel rispetto del principio di sostenibilità finanziaria”. La sensazione è che si intenda favorire un cambiamento radicale anche in termini di uomini. È ormai certo che l’allenatore sarà diverso da Ciro Danucci. In tal senso sono già stati contattati alcuni possibili sostituti come Ragno, ma nella lista figurano anche nomi come Farina e Potenza. Si va verso un nome “pesante” che possa portare con sé un curriculum vincente e comprovata esperienza. Risulta in bilico la figura di Danilo Pagni come direttore sportivo, ma le sue quotazioni oscillano giorno per giorno. Un ampio piano strategico, ma il nocciolo o se vogliamo la parte più succosa risiede nelle ultime righe del comunicato. I Ladisa non mollano, rilanciano e scommettono ancora sulla scelta di un anno fa. “La città di Taranto merita una rappresentanza sportiva all’altezza della sua storia e del suo orgoglio, e verso questo obiettivo la società conferma il proprio impegno totale e irreversibile”. Impegno totale e irreversibile: più impegno di così.

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