CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
POLIMNIA-TARANTO 2-2
MARCATORI Corvino (T) rig. al 24’, Palmisano (P) rig. al 46’ e al 49’ p.t. Rajkovic al 46’ s.t.
POLIMNIA Semeraro, Gomes, Ripanto, Cantalice, Brigida, Niang (42’ s.t. Buonsante), Zaccaria (25’ p.t. Cafarella), Milella, Palmisano (35’ s.t. Buonamico); Caruso (17’ s.t. Caserta), Perricci (28’ s.t. Nacci). (Lonoce, Bamba, Galeota, Di Cesare). All. Marasciulo
TARANTO Baietti; Hadziosmanovic, Lanzolla, Guastamacchia, Lenti (22’ s.t. Soldani); Skoric, Di Paolantonio; Monetti (16’ s.t. Martano), Oltremarini (12’ s.t. Rajkovic), Corvino (16’ s.t. Vukoja); Losavio (2’ s.t. Saraniti). (Bovi, Potenza, Morales, Angiulli). All. Giuliatto
ARBITRO Saponaro di Foggia
NOTE Spettatori 300 circa. Ammoniti Lanzolla, Milella, Cantalice, Losavio, Caruso, Skoric. Angoli 5-6.
Questo Taranto (quello visto a Mola) non vincerà il campionato, un 2-2 che assomiglia ad una sconfitta. Meglio sottolinearlo da subito. Un complesso evanescente e senza personalità, che non trova come il contro il Cosmano Foggia, nemmeno la spinta di andare in vantaggio nel risultato, per mettere le gare sui giusti binari favorevoli. Polimnia terra complicata. L’anno scorso, la sconfitta di Mola, determinò l’esonero di Panarelli. Ora accerta che la famosa “corazzata”, la squadra che doveva essere “un carro armato”, è un’entità indecifrabile, un pachiderma imbarazzante, lontano parente di essere quella formazione con i connotati del dominatore. Siamo alla terza giornata, ci sarebbe un’intera stagione per recuperare, ma ci sono segnali dentro e fuori dal campo inequivocabili che non fanno ben sperare. E la società farebbe bene a chiarire la vicenda Loiodice, spiegare i motivi dello strappo che ha portato alla decisione (solo del tecnico? Sarebbe grave..) di metterlo fuori dal progetto. Gravi le responsabilità del tecnico Giuliatto che ha scelto la strada del turnover continuo, senza dare certezze tecniche e puntare su una base identitaria. Un pareggio che consola poco, giunto in modo episodico, difficile trovare dei meriti al di là di un commendevole impegno generale. Cosmano Foggia-Spinazzola-Polimnia: dovevano essere nove punti di ordinanza, ne sono arrivati cinque. Non basta di certo.
Giuliatto rinuncia alla punta centrale di peso per disporre di brevilinei e puntare sulla velocità. Si tratta del solito 4-2-3-1 che Monetti, un po’ trequartista, un po’ mezzala sbilancia secondo i suoi movimenti. In difesa massima esperienza con Lanzolla e Gustamacchia. Si gioca a Mola, campo neutro e il Polimnia dell’ex tecnico del Massafra Marasciulo, risponde con il 4-4-2. Pratiche iniziali complicate, troppa gente intorno al terreno di gioco. Corvino è largo a sinistra, Oltremarini giostra in appoggio di Losavio, prima punta. O si allarga sulla destra quando Monetti stringe per fare l’interno. Si cerca la profondità e appaiono discrete le prime combinazioni offensive. Giallo a Lanzolla dopo otto minuti, può essere un problema. C’è un nervosismo diffuso, i baresi provano ad utilizzare tutte le armi per colmare il gap. Dimensioni ridotte, rimbalzi del pallone indecifrabili, di calcio se ne vede poco. Anche perché l’arbitro fischia alla minima infrazione e non concede ritmo. Movimenti giusti ad allungare la difesa avversaria, manca la lucidità nella rifinitura. Corvino batte un angolo, Cantalice strattona maldestramente Guastamacchia proprio davanti agli occhi del direttore di gara, che assegna il rigore piuttosto solare. Corvino trasforma con un secco destro. Il piano di Giuliatto prosegue, la gara è stata sbloccata. La gestione del vantaggio è, però, da subito rivedibile: rossoblù impacciati e imprecisi in fase di palleggio, squadra che arretra passivamente. Monetti si sbatte anche in ripiegamento, la regia di Di Paolantonio è efficace, a Oltremarini manca il guizzo, Lenti mostra sempre maggiore personalità. Polimnia che prende coraggio sugli affanni degli ionici: Niang incrocia, ma il pallone è alto al 39’. Dopo un paio di acuti di Oltremarini, il Polimnia trova il modo di pareggiare. Su un lancio lungo dalla difesa, Niang compie una giocata di alta scuola con dribbling sul posto e induce Guastamacchia al fallo da rigore. Palmisano pareggia dal dischetto. Ma non è finita. Il tarantino d’origine ribalta il punteggio ringraziando la difesa ionica davvero inerme. Taranto in totale confusione. Nel secondo tempo c’è da mostrare una faccia cattiva ed adeguata. Anche perché c’è un clima di perenne polemica tra le due panchine, serve l’ingresso di un paio di carabinieri. Cervellotica la sostituzione dopo nemmeno due minuti: fuori Losavio, dentro Saraniti. L’attacco acquista centimetri. Il Polimnia ha tutto l’interesse ad imbruttire la sfida. E’ il Taranto che deve accelerare. Gran botta di Corvino e l’under Semeraro nega il 2-2 al 5’. Ora la gara ha una chiara linearità: il Taranto ha il possesso, il Polimnia riparte quando può. Dentro anche Rajkovic, Giuliatto ammaina bandiera sulla proposta di gioco. Meglio lanciare direttamente sulle torri. E’ un attacco sterile e improvvisato. Corvino si piazza dietro le due punte (4-3-1-2). Mossa infruttuosa, Giuliatto toglie l’autore del gol ionico per far entrare Vukoja. Esordio per Martano, fuori il migliore Lenti per Soldani. E’ un frullatore di scelte, un mosaico a cui sembra sempre mancare un tassello, non c’è logica ora in quello che fa il Taranto. Il 2-2, infatti, sembra scaturire per pura casualità: cross di Martano, Cantalice cicca e Semeraro ha il riflesso giusto. Le mischie si ingigantiscono, manca anche un pizzico di fortuna nei rimpalli. Impressionano l’apatia e la scarsa iniziativa di Hadziosmanovic. Il Polimnia serra le fila difensive, deve solo fare attenzione sulle palle alte, unico schema dei tarantini. Niang in contropiede potrebbe anche triplicare. Il Taranto è addormentato e sembra aver esaurito tutta la carica nervosa e di energia, piovono cross continui. All’ennesimo tentativo in area, Rajkovic trova il pertugio giusto per fare 2-2 con un colpo di testa. Siamo all’alba del recupero, vincere sarebbe troppo. I tre punti vanno ottenuti in altro modo.