CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Serata memorabile, happening esclusivo, un 3-0 che sa di panna montata per guarnire una torta meravigliosa. Tutto perfetto, anche troppo.
Perché dopo essere stati inebetiti da tanto frastuono, tanto entusiasmo, tanta partecipazione, fermandosi un attimo emerge una considerazione che litiga con le armonie di una giornata da ricordare per sempre. Dodicimila persone per una gara di Eccellenza, uno stadio di tale concezione per un torneo regionale dilettantistico. Sinceramente e provocatoriamente, c’è qualcosa che non torna. D’accordo era impossibile non farsi contagiare da una cornice impensabile e meravigliosa, si svelerà tra qualche settimana l’arcano se tanta affluenza sia dipesa dal Taranto o… dallo Iacovone. Resta un piccolo dilemma, l’essere stati trasportati in un’altra dimensione. E quindi che si perda il senso della realtà. Siamo in Eccellenza, ma nello stesso tempo non sembra di stare in Eccellenza. Una contraddizione con venature pericolose per l’alternanza di umori. Una settimana in paradiso (gare interne), un’altra settimana in purgatorio (gare esterne). Ci sono tornati alla mente i 15.000 di Taranto-Locorotondo in Serie D. Era il 1999, i discorsi erano i medesimi, sorprendenti per aver avvertito tanto trasporto sugli spalti. Siamo quelli dei record, incredibili ed effimeri nello stesso tempo. Numeri spropositati in categorie quasi senza importanza. E i giocatori, staff tecnico, società, dovranno essere molto capaci nel resettare emozioni e registrare ad un livello superiore il senso di responsabilità, perché la settimana inaugurata con il successo sul Novoli è pronta a chiamare il Taranto ad un paio di impegni gravosi. Il rischio è che tra poche ore (ritorno di Coppa Italia a Ostuni) si abbia ancora nella testa e nelle gambe gli effetti di questa clamorosa sbornia, fallendo in modo determinante approccio e conduzione di gara. Li conosciamo i giocatori, sono ragazzi in fin dei conti. Le motivazioni e l’importanza della posta in palio potrebbero favorire la piena applicazione del senso del dovere sportivo. Perché le due gare all’orizzonte non hanno nulla di banale. Il Taranto si gioca una piccola fetta di stagione. Ad Ostuni non si vuole perdere da subito, al primo turno, la principale strada alternativa alla promozione diretta; a Canosa domenica 4 ottobre andrà in scena il primo scontro diretto con una formazione che ha già tre punti in più rispetto ai rossoblù. Insomma perdere non è un’evenienza contemplata. Sarà il calcio in cui siamo ora tutti confinati: maledetto, agonistico e sporco. Tutto il contrario della serata del 27 settembre, piena di orpelli, luci e musica da discoteca. Con la presenza delle vecchie glorie, l’ex moglie di Erasmo Iacovone, le passerelle e lo stadio con capienza attuale stracolma. Non sarà sempre così. È giusto e forse un po’ crudele rendersene conto.