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Foto di repertorio


Sgombriamo i dubbi e non prendiamo facili scorciatoie. Il Taranto non è caduto a Canosa per l’ingenuità di Morales.

Il Taranto non ha perso completamente la possibilità di vincere il campionato. Bisogna andare in profondità alle cose. Non farsi dominare dalle emozioni e non estrarre il comodo alibi dal taschino. Ottobre è appena iniziato, ritenere che il campionato dei rossoblù, malgrado la distanza dalla vetta non banale (-7 dallo Squinzano), sia già un vuoto a perdere, appare fuorviante. Metodo deduttivo, partiamo da uno scenario complessivo per poi lentamente mettere a fuoco il dettaglio che ci interessa. O meglio l’argomento più pertinente del momento: la costruzione della rosa. Il Taranto ha perso male a Canosa, si è sciolto alla prima difficoltà. Come quei musicisti inesperti che al minimo ostacolo tecnico si smarriscono perché sanno seguire un unico spartito. Mancanza di improvvisazione. Tiozzo aveva impostato una gara tatticamente precisa e fin quando il possesso palla è servito per anestetizzare l’avversario la sfida era in totale controllo. Ma al primo refolo di vento, al primo vero errore individuale, il castello di carta è crollato. Andare sotto nel punteggio, in uno scontro diretto come quello di Canosa, poteva anche essere messo in preventivo. Ma non avere la benché minima reazione, non possedere argomenti convincenti al di là dello sterile giro palla, ha messo a nudo difficoltà caratteriali oltre che tecniche. Zero tiri in porta (omettiamo il rasoterra debole e centrale di Lupo al 94’ sullo 0-3) è un dato che francamente sconcerta e fa balenare alcune domande di ordine generale. Losavio centravanti, poco incline naturalmente e fisicamente a reggere l’urto dei difensori avversari, non appare una forzatura? Il portiere under (mica da far giocare obbligatoriamente) può essere una risorsa in faretra, offrendo lo spunto di giostrare con un reparto offensivo (dove si fa realmente la differenza) di soli over? Piccoli quesiti che aprono l’argomento del momento: la costruzione (anzi la ricostruzione) dell’organico rossoblù. Quando si cambia in modo così massiccio, vuol dire che ci sono stati degli errori precedenti a cui si cerca di porre rimedio. E purtroppo il Taranto ricade da una stagione e mezza nel solito esercizio operativo. Non solo mettere in discussione, ma recidere drasticamente, dove ogni ruolo salta in nome di una primavera da rincorrere, che produce frutti a fasi alterne. Perdere a Canosa ci sta. Ma perdere una partita all’interno di un periodo di ristrutturazione dell’organico ci sta altrettanto. È quasi fisiologico. Chi pensava ad un filotto di vittorie infinito, ad un percorso totalmente liscio, all’interno di una fase di così profondo rinnovamento, mostra gravi segnali di ingenuità. Il Canosa insegna. Quando si parte dalle certezze, quando si ha un progetto logico da seguire (mettiamoci anche la conferma dello stesso allenatore), quando si allestisce una squadra “di categoria”, è normale approcciare in senso positivo la stagione. Ora, però, l’errore più evidente sarebbe quello di farsi prendere dalla solita smania di non guardare razionalmente lo scenario. In sette giorni non si può passare dall’esaltazione collettiva, alla più completa rassegnazione. In una settimana non si può viaggiare tra le nuvole e farsi poi dominare dagli spettri. Tiozzo e Montervino a fine gara hanno dichiarato che una sconfitta del genere può servire a crescere. E probabilmente hanno ragione. Mettersi in discussione (tutti) è un dovere, comprendere che al momento non si è la migliore squadra del lotto è logicamente nello stato delle cose. La prima sconfitta connota il valore di una squadra. Il classico bagno di umiltà. Ora si torna allo Iacovone, sarà curioso registrare la temperatura e la reazione della tifoseria anche in termini di presenze. Magari ci sarà presto qualche altro innesto, in nome di un mercato sempiterno. Forse questo è uno dei veri problemi a cui il Taranto ama farsi condannare.

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