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Punto e a capo. Sospinto dalla fastidiosa necessità di dover sempre dimostrare.

Il Taranto cerca la vittoria contro l’Ugento, torna allo Iacovone, motivo di infinita querelle, con l’esigenza di dover riprendere un cammino che la sconfitta di Canosa ha reso tortuoso. Clima di entusiasmo ridotto, non saremo sugli spalti di certo al livello del 27 settembre scorso, anche se la soglia delle seimila presenze è stata sfondata. Ma il campionato non è terminato al San Sabino, ha avuto solo una, sia pur brutta, battuta di arresto. Allora testa in avanti e il tecnico Luca Tiozzo invita all’immediata riscossa. “Ci si rialza vincendo. Ma c’è di mezzo l’Ugento che nelle ultime tre gare ha fatto molto bene. Dobbiamo stare attenti, hanno un allenatore navigato per la categoria. Noi abbiamo accantonato la brutta botta di Canosa, abbiamo lavorato bene. I ragazzi mi hanno dato dei buoni segnali, dobbiamo tradurre tutto in un risultato positivo”.
 
Calarsi di categoria, il tormentone che rincorre il percorso del Taranto da quando è sprofondato in queste latitudine calcistiche. Tiozzo sgombra ogni possibile fuga in avanti in termini concettuali.
 
“A Canosa abbiamo commesso degli errori. Si commettono in tutte le categorie e non credo che dipenda dal fatto che non ci siamo calati nella categoria. Da quando ci sono io, ci siamo allenati benissimo. Gli errori non vanno commessi, si pagano caro, non si regala nulla, perché è difficile recuperare. Noi dobbiamo stare in campana fino al 90’”.
 
Nell’ultimo turno si è potuto ravvisare un leggero calo di tensione. Primo tempo di sterile dominio e poi il mancato cambio di passo e di reazione.
 
“A Canosa si è giocato molto sui duelli. Noi abbiamo tenuto la palla, la pressione è servita, forse anche loro ci hanno concesso campo. Nella ripresa non abbiamo fatto pressione, i tre gol si commentano da soli. Sulla mancata reazione voglio sottolineare che dopo il 2-0 si è giocato pochissimo tra cambi e interruzioni di vario genere. Ci abbiamo provato, loro bravi a respingerci. Sicuramente se dobbiamo reagire, voglio che sia una reazione veemente anche a costo di snaturarci. Eijngeraam? Sta bene”.
 
Si parla di possibili variazioni tattiche. “Dipende dalle partite il cambiare assetto o meno. Abbiamo un giocatore come Falzerano che può ricoprire più ruoli, dipende da come voglio impostare le sfide, magari optando per un centrocampo a tre. Sulla difesa a quattro non mi voglio sbilanciare, anche se è un sistema che abbiamo utilizzato in Coppa. L’idea è di giocare con due mediani, poi si può sempre cambiare”.
 
Poi il discorso scivola su come impiegare al meglio un attaccante del calibro di Losavio. “Francesco può giocare centravanti, pensavo che a Canosa potesse essere più bravo nella profondità. Poi non siamo stati bravi a riempire l’area di rigore. In certi contesti può fare la prima punta a modo suo, diverso come caratteristiche da elementi come Saraniti o Rajkovic”.

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