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Il quadro economico della sanità pugliese nel 2025 si è chiuso con numeri pesanti, ma leggermente migliori rispetto alle previsioni formulate a fine marzo.

Il bilancio consolidato delle Aziende sanitarie, dei Policlinici e degli IRCCS regionali ha infatti registrato un disavanzo complessivo di 350 milioni di euro, con una riduzione di 19 milioni rispetto alle stime iniziali. Un risultato che, come spiegato dagli uffici regionali, è frutto delle attività di revisione contabile condotte nelle ultime settimane per la chiusura dei bilanci dei singoli enti.

La cifra cristallizzata al 30 aprile deriva da una perdita aggregata di 361 milioni di euro, parzialmente compensata dagli 11 milioni di utile della Gestione Sanitaria Accentrata. Ora il lavoro si sposterà sulla definizione delle coperture del deficit, per le quali la normativa nazionale — legge 311, articolo 1, comma 174 — fissa al 31 maggio il termine ultimo.

Nel dettaglio, i risultati di esercizio delle singole aziende restituiscono un quadro eterogeneo, con alcune realtà in equilibrio e altre in forte sofferenza. La Asl di Taranto ha chiuso il 2025 con un disavanzo di –54.065.112 euro, uno dei più elevati tra le aziende territoriali. Perdite significative sono state registrate anche a Brindisi (–57,6 milioni), Foggia (–78,3 milioni) e Lecce (–46,6 milioni). Situazione complessa anche per i grandi ospedali: il Policlinico di Bari ha segnato un risultato negativo di –75,3 milioni, mentre il Policlinico Riuniti di Foggia si è fermato a –29,6 milioni. In sofferenza anche gli IRCCS Oncologico di Bari (–9,4 milioni) e De Bellis di Castellana (–9,8 milioni). In controtendenza, invece, le Asl di Bari e BAT, che hanno chiuso con un sostanziale pareggio.

La Regione ha sottolineato che la riduzione del disavanzo rispetto alle previsioni rappresenta «un primo segnale positivo», ma ha anche ribadito che la fase più delicata sarà quella delle prossime settimane, quando si dovranno individuare le coperture necessarie per garantire l’equilibrio del sistema sanitario regionale. Un passaggio che richiederà scelte politiche e amministrative complesse, in un contesto in cui i costi della sanità continuano a crescere e le risorse disponibili restano limitate.

Il 2025 si chiude dunque con un quadro in chiaroscuro: da un lato la capacità degli enti di migliorare i conti in fase di revisione, dall’altro la conferma di criticità strutturali che richiederanno interventi mirati e una programmazione rigorosa per evitare che il peso dei disavanzi ricada sui servizi ai cittadini.

E sulla questione è scontro al calor bianco tra FdI e Pd

La pubblicazione dei dati ha immediatamente acceso il confronto politico, con Fratelli d’Italia e Partito Democratico che si sono fronteggiati con toni durissimi. L’on. Giovanni Maiorano (FdI) ha parlato di numeri che «raccontano la realtà della sanità pugliese dopo anni di gestione del Partito Democratico». Secondo Maiorano, «quasi 370 milioni di disavanzo e 345 milioni di mobilità passiva: altro che narrazione, è un fallimento». L’esponente di FdI ha accusato il centrosinistra di «attaccare il Governo e il Sottosegretario Marcello Gemmato invece di assumersi le proprie responsabilità», sostenendo che «le risorse ci sono: solo nel 2025 oltre 8,6 miliardi alla sanità pugliese, grazie al Governo guidato da Giorgia Meloni, che ha aumentato il Fondo sanitario nazionale di 18 miliardi in tre anni». Maiorano ha aggiunto che «con i nuovi criteri, altri 130 milioni in più arriveranno alla Puglia», concludendo che «il problema non è quanto arriva, ma come si spende» e che «questo disastro ha un nome e un cognome».

Di segno opposto la replica del Partito Democratico. Ubaldo Pagano, presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, ha dichiarato di voler «sottoscrivere la richiesta del centrodestra pugliese» per una commissione d’inchiesta, ma ha aggiunto che «se vogliono un nome e un cognome ben prima di quanto possa fare la commissione, suggerisco di fare una telefonata all’assessore alla sanità della vicinissima Basilicata». Pagano ha citato le parole dell’assessore lucano Latronico, «meloniano di ferro», secondo cui «a fronte di un incremento della spesa sanitaria del 3,64%, il fondo cresce solo dell’1,86%, determinando un divario che incide sui bilanci regionali». Da qui la conclusione del dem: «Il tentativo di sovvertire la verità addossando responsabilità altrui alle regioni va oltre il ridicolo. Se vogliono individuare i responsabili del disavanzo pugliese, avviamo pure l’indagine: poi però vorrei vederli tutti in prima fila ad annunciarne gli esiti».

Sulla stessa linea anche il consigliere regionale Cosimo Borraccino che ha invitato a «fare chiarezza» ricordando che il disavanzo «non nasce da scelte della Regione», ma da aumenti di costo «obbligati e non comprimibili», come l’adeguamento del contratto del personale sanitario e l’ingresso a carico delle Regioni di farmaci innovativi prima sperimentali. Ha spiegato che «tra rincari energetici, materie prime e costi gestionali aggiuntivi, la Puglia ha dovuto sostenere quasi 490 milioni», mentre «lo Stato ne ha riconosciuti solo 140». Per questo, ha affermato, «i 350 milioni di disavanzo corrispondono esattamente a quanto il Governo avrebbe dovuto rimborsare».

Borraccino ha poi richiamato i dati nazionali: «Lombardia e Piemonte registrano disavanzi molto più alti, a dimostrazione che il problema è nazionale e nasce dai mancati trasferimenti statali». Ha concluso sostenendo che il centrosinistra «ha agito con responsabilità e tutela dei più fragili», mentre «il centrodestra continua ad attaccare senza ammettere le proprie responsabilità».

 

 

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