CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
C’è un suono che accoglie chi entra nel Salone Mediterraneo dell’Impresa, organizzato da Confcommercio Taranto al Circolo Ufficiali della Marina Militare: non è quello dei microfoni o dei pannelli espositivi ma il brusio fitto di chi prova a parlarsi, a capirsi, a immaginare un futuro diverso.
Taranto arriva a questo appuntamento con il peso di una storia industriale ingombrante e con la consapevolezza che il tempo per cambiare rotta si sta assottigliando. Eppure, in queste giornate, si respira un’energia nuova, quasi una volontà collettiva di non sprecare l’ennesima occasione.
Il Salone nasce per questo: trasformare un territorio frammentato in un ecosistema che dialoga, che si riconosce, che prova a usare davvero le risorse disponibili. Perché i fondi ci sono, oltre due miliardi tra JTF, CIS, ZES e programmazione europea. Il problema è spenderli. «Taranto è in fondo alla classifica per capacità di spesa», ha ricordato il presidente di Confcommercio Giuseppe Spadafino, sottolineando che «solo il 7% dei giovani immagina il proprio futuro qui, ma il 60% tornerebbe se ci fossero opportunità reali». È da questa frattura generazionale che il Salone prova a ripartire.
Il direttore Tullio Mancino ha richiamato la necessità di riallineare le misure alle trasformazioni in corso: «Il MiniPIA JTF è fermo al 12% di spesa. Significa che le microimprese faticano e che i codici Ateco non rispecchiano più un territorio che si muove verso servizi, turismo e blue economy». Una fotografia che coincide con quella del Sole 24 Ore, che colloca Taranto ultima in Italia per qualità della vita percepita dai giovani.
Il sindaco Piero Bitetti ha insistito sulla necessità di cambiare narrazione: «Vivere le città significa sicurezza, vitalità, fiducia. Dobbiamo valorizzare gli asset che possono offrire risposte concrete e lavorare per risalire la classifica nazionale». Una visione condivisa dalla Regione Puglia, rappresentata da Annagrazia Angolano, che ha ricordato come «per Taranto il mare non è un confine ma un ponte» e come il claim del Salone sia «un patto da costruire insieme».
Il prefetto Luigi Liguori ha richiamato l’importanza del metodo: «Lo sviluppo economico si costruisce insieme, così come la sicurezza. Taranto ha bisogno di azioni di sistema». Un concetto ripreso dal prorettore dell’Università di Bari, Vitorocco Peragine, che ha ricordato che «lo sviluppo non nasce per caso, si progetta», e che la provincia «ha perso quasi metà del PIL industriale, ma oggi ha opportunità rare nella sua storia».
Il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Cesareo, ha allargato lo sguardo al Mediterraneo, «area economica e geopolitica decisiva», e ha ricordato che Taranto è stata riconosciuta come area strategica per l’eolico offshore. «Cogliere queste opportunità richiede un’alleanza forte tra istituzioni, imprese e territori».
Dal Comando Marittimo Sud, l’ammiraglio Andrea Petroni ha riportato l’attenzione sul ruolo del mare: «Il 99% del traffico internet mondiale passa sotto la superficie. Interrompere quei flussi significherebbe colpire la stabilità delle nostre società». Un richiamo alla centralità strategica del Mediterraneo che attraversa tutto il Salone.
Il governo, rappresentato dall’onorevole Dario Iaia, ha rivendicato la concretezza degli interventi in corso: «Attraverso il CIS sono disponibili circa 800 milioni. Abbiamo aggiudicato gare importanti per la città vecchia e il nuovo ponte girevole è previsto per il 2028. Serve fare squadra, superare le divisioni». Un invito condiviso anche dall’Autorità Portuale, con Laura Cimaglia che ha definito Taranto «crocevia di popoli, innovazione e cultura», e dall’Arma dei Carabinieri, con il colonnello Antonio Marinucci che ha ribadito la necessità di «rafforzare percezione e realtà della sicurezza attraverso un impegno quotidiano».
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa non promette soluzioni immediate. Promette qualcosa di più solido: un metodo, un luogo dove le idee trovano interlocutori, dove le istituzioni ascoltano, dove le imprese si confrontano, dove i giovani possono immaginare un futuro che non sia altrove. Taranto è a un bivio e queste giornate provano a indicare una direzione: trasformare risorse in progetti, progetti in lavoro, lavoro in fiducia. Il resto dipenderà dalla capacità del territorio di continuare a parlarsi anche quando i riflettori si spegneranno.