CRONACHE TARANTINE
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Nella prima giornata della sesta edizione del Forum in Masseria, l’appuntamento estivo ideato e guidato da Bruno Vespa, l’Italia e l’Europa, con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola in videocollegamento da Bratislava, sono tornate a specchiarsi nei loro nodi più urgenti: gli equilibri geopolitici, la competizione globale, il fisco, il piano casa, l’Ets che agita il mondo dei trasporti e dell’industria, fino al tema che più di ogni altro attraversa ogni discussione, quello del lavoro come motore di sviluppo.
Una giornata densa, in cui ministri, commissari europei, economisti e imprenditori hanno provato a leggere il presente e a immaginare il futuro, mentre a margine dei panel la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone e il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto hanno offerto ulteriori chiavi di lettura.
Calderone ha affrontato subito il dossier più pesante, quello dell’ex Ilva, ricordando che «non è facile perché bisogna tener conto di tutte le condizioni oggettive in cui dobbiamo operare: da un lato un impianto sequestrato per il quale l’azienda ha il diritto al riuso, dall’altro le dinamiche territoriali e ambientali». Ha spiegato che la terna commissariale «sta facendo grandi sforzi» e che il governo continua a cercare soluzioni industriali, «senza disconoscere la necessità di sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori sociali, laddove necessario».
Sul fronte occupazionale la ministra ha rivendicato i risultati ottenuti: «I dati trimestrali confermano la tendenza positiva, siamo al livello di disoccupazione più basso di sempre». Ma ha riconosciuto che il tasso di occupazione resta sotto la media europea e che la sfida riguarda soprattutto i giovani, le donne e il Mezzogiorno. «Dobbiamo investire ancora di più su questi fronti. Lo facciamo con il decreto Primo Maggio, che mette in campo un altro miliardo di euro nel triennio, e con gli incentivi già operativi del decreto 62».
Calderone ha poi toccato il tema della sicurezza sul lavoro, ricordando che «ogni vita persa è un elemento che ci deve far riflettere», ma sottolineando anche che «si riduce l’incidenza degli infortuni in occasione di lavoro, mentre aumentano quelli in itinere». Un dato che, ha spiegato, «dipende anche dal fatto che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi che riconosce e tutela l’infortunio in itinere». Ha ricordato l’estensione delle coperture assicurative «a lavoratori e lavoratrici prima esclusi, come nel comparto scuola, includendo anche gli studenti per tutto ciò che può accadere durante il percorso suola-foremazione».
Dal canto suo, Raffaele Fitto ha riportato il dibattito sul terreno europeo, a partire dal nodo Ets che preoccupa il settore marittimo e i porti italiani. «Abbiamo avuto un primo dibattito preparatorio, il 15 luglio si deciderà come eventualmente revisionare il meccanismo», ha spiegato, ricordando che le posizioni divergono non solo nella Commissione ma soprattutto tra gli Stati membri. «È un sistema complesso, ma c’è lo spazio per costruire soluzioni che tengano conto dei limiti strutturali di alcuni Paesi e della necessità di risposte di breve periodo con impegni di lungo termine».
Fitto ha richiamato anche il contesto geopolitico, definendolo «particolarmente complesso», con il rischio che «molti investimenti possano spostarsi nel Nord Africa». Ha ribadito che il lavoro della Commissione punta a «maggiore flessibilità e semplificazione», ricordando l’introduzione del commissario alla semplificazione e le recenti scelte sul bilancio europeo. «Stiamo costruendo un bilancio 2028-2034 molto più semplice e flessibile: da oltre 540 programmi passeremo a un piano unico, da 14 fondi a quattro».
Sul fronte energetico ha spiegato che le risorse autorizzate «non possono essere usate per mantenere la dipendenza dal fossile», ma possono «liberare investimenti importanti» e, in alcuni casi, «valutare interventi su famiglie e imprese». Ha ricordato inoltre la proposta inviata a governi e regioni europee per rivedere alcune scelte compiute «nel pieno del Covid», alla luce del nuovo scenario.
Fitto ha infine difeso il modello delle Zes, definendolo «uno strumento efficace che ha dato risultati importanti», e ha ribadito che la qualità della spesa resta la sfida decisiva: «Bisogna molto migliorare la capacità di utilizzare in modo efficace le risorse».