CRONACHE TARANTINE
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L’incontro di ieri, lunedì 15 giugno, al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è chiuso con un allarme che attraversa l’intera vertenza ex Ilva e che i sindacati definiscono ormai “drammatico”.
A lanciarlo è il segretario generale della Fiom-Cgil di Taranto, Francesco Brigati, che al termine del confronto con il ministro Adolfo Urso mette in chiaro il punto politico emerso con maggiore nettezza: «Il ministro ci ha comunicato in modo esplicito che il Governo non stanzierà ulteriori risorse per l’ex Ilva, sostenendo che nuovi fondi potrebbero essere considerati dalla Commissione europea come aiuti di Stato». Una posizione che, per Brigati, «ci mette davanti a un quadro di gravissima incertezza e rischia di compromettere definitivamente ogni prospettiva industriale e occupazionale del sito di Taranto».
Il segretario ricorda che l’incontro era stato chiesto «esclusivamente per affrontare le criticità di Taranto» e che i sindacati avevano domandato che si svolgesse direttamente in città. «Abbiamo ribadito al ministro i problemi di sicurezza, l’aumento della cassa integrazione, le manutenzioni ordinarie e straordinarie ormai impossibili da programmare per mancanza di risorse. È un quadro che denunciamo da mesi e che oggi, purtroppo, trova conferma nelle parole del Governo». Nessuna informazione neppure sul bando di vendita: «Il ministro non ci ha fornito alcuna informazione, limitandosi a dire che sono in corso trattative. Nulla di più rispetto a ciò che leggiamo sui giornali. Ho chiesto chiarimenti sulle risorse finanziarie e la risposta è stata netta: finiscono i 349 milioni già stanziati, poi non ci sarà altro. Questo significa che siamo in una situazione drammatica, perché senza risorse non si rimette in marcia nulla».
Brigati definisce “irrealistica” anche la condizione posta da chi ha manifestato interesse all’acquisto, ovvero la riaccensione di due altoforni: «Senza risorse non si riavvia nulla, e lo stesso piano industriale parlava di interventi entro maggio. Oggi si ipotizza, forse, la fine dell’anno. È evidente che queste condizioni non esistono». Ma è soprattutto la scelta del Governo di non mettere più un euro a preoccupare la Fiom: «Questo non solo aggrava la situazione attuale, ma indebolisce qualsiasi futuro acquirente, che si troverà davanti un impianto fermo, senza manutenzioni e senza garanzie. È come se si volesse arrivare alla vendita con un impianto allo stremo, lasciando ai lavoratori solo incertezza e paura». Da qui la richiesta di un intervento pubblico «necessario a garantire una transizione ecologica e sociale». E l’appello finale: «Serve un’assunzione di responsabilità immediata. Chiediamo al Governo una convocazione urgente a Palazzo Chigi e un percorso chiaro, trasparente e sostenuto da risorse adeguate. Senza questo, ogni discorso sulla vendita o sulla continuità produttiva resta solo un’illusione».
Sulla stessa linea si colloca l’Usb, che parla di un incontro «senza novità» e di una situazione che rischia di precipitare già nei prossimi mesi. «Il prestito-ponte autorizzato dall’Unione Europea è quasi esaurito. Una volta terminati quei fondi, non ci saranno ulteriori possibilità di finanziamento pubblico per Acciaierie d’Italia in AS. Questo significa che, già tra settembre-ottobre e al massimo entro novembre, il rischio concreto è l’assenza di liquidità, con conseguenze gravissime per i lavoratori». L’Usb ricorda che dall’inizio dell’anno «nell’appalto Ilva sono andati persi quasi 400 posti di lavoro» e che «entro il 30 giugno se ne perderanno altri 200» a causa del taglio del 30% delle attività in appalto. Da qui la richiesta, ribadita da Sasha Colautti e Francesco Rizzo dell’esecutivo nazionale e dal coordinatore provinciale Vincenzo Mercurio, di una scelta netta: «La nazionalizzazione del sito. Solo un soggetto pubblico può garantire risposte occupazionali e sulla salute e l’ambiente, soprattutto per Taranto».
A chiudere il quadro è la voce della Fim-Cisl Taranto, con il segretario generale Biagio Prisciano che parla di una giornata «che non ha portato ulteriori novità rispetto a ciò che già conoscevamo, per quanto appreso dai giornali e dalle dichiarazioni del ministro nella sua visita a Taranto». Prisciano sottolinea che la vertenza «coinvolge vari ministeri, dall’Ambiente alla Salute», e che per questo «serve ripartire col confronto a Palazzo Chigi». Il sindacato si è presentato «per dovere istituzionale», ma i problemi restano tutti: «C’è una situazione drammatica che porta in uno stato confusionale i lavoratori. Il tempo non è una variabile da trascurare perché a Taranto i problemi ci sono: cassa integrazione, sicurezza, manutenzioni, risorse, il bando di vendita. E chi paga le conseguenze sono i lavoratori, che vedono un futuro sempre più incerto».
Prisciano ricorda che l’ultimo incontro a Palazzo Chigi «risale al 5 marzo» e che «non si può gestire una vertenza che dura da più di 15 anni restando in attesa di essere convocati». Per questo la richiesta è chiara: «Bisogna che il Governo convochi e da lì riaprire il confronto. A Palazzo Chigi c’è anche un tavolo permanente tuttora aperto».
Nel frattempo ad entrare nella partita è anche la Regione Puglia. Il presidente Antonio Decaro, infatti, ha convocato a Bari domani, mercoledì 17 giugno, i segretari regionali di Cgil, Cisl, Uil, Usb e Ugl Metalmeccanici e i rispettivi rappresentanti territoriali per discutere della spinosa vertenza.