CRONACHE TARANTINE
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L’ex Ilva, così come l’Italia l’ha conosciuta negli ultimi decenni, «non esiste più».
E, secondo Michael Flacks, fondatore del fondo americano interessato all’acquisizione degli stabilimenti, non potrà esistere nemmeno nel futuro. La fabbrica che per quindici anni ha attraversato crisi, commissariamenti e scontri politici è destinata a lasciare spazio a un’altra idea di siderurgia. È questo il cuore dell’intervista rilasciata a Sofia Fraschini per “Moneta – Il diritto e il rovescio dell’economia”, diretto da Osvaldo De Paolini, in cui l’imprenditore delinea la visione che sta guidando il tavolo tecnico avviato con Danieli e Metinvest.
Flacks spiega che la revisione del piano industriale non ha nulla a che vedere con un tentativo di salvare ciò che resta del passato: «Stiamo lavorando a un piano per costruire la siderurgia del futuro». Il punto, sostiene, non è più la quantità di acciaio prodotto, ma il valore che ogni tonnellata può generare. «Un’acciaieria moderna non crea ricchezza producendo milioni di tonnellate di acciaio generico. La crea quando realizza acciai speciali destinati all’automotive, all’energia, alla difesa, alla cantieristica, alle infrastrutture». L’obiettivo dichiarato è aumentare il valore medio della produzione tarantina, puntando su automazione, digitalizzazione, efficienza energetica e specializzazione.
Taranto, secondo Flacks, possiede caratteristiche uniche: porto, banchine, collegamenti ferroviari, competenze industriali e una posizione strategica nel Mediterraneo. «Dalla più grande acciaieria d’Europa vogliamo trasformarla in una delle migliori», afferma, rivendicando la qualità del tavolo tecnico messo in piedi: «Nessuna azienda o manager di questo livello metterebbe il proprio nome su un progetto senza basi solide. La questione oggi non è il capitale. La questione è arrivare finalmente a una decisione».
Il riferimento è alla freddezza con cui, a suo dire, governo e commissari hanno accolto il lavoro del fondo. «È una situazione frustrante», ammette. Flacks ricorda che nelle operazioni di questa portata esiste una sequenza precisa: prima l’accordo, poi gli impegni finanziari definitivi. «Nessun istituto internazionale rilascia commitment vincolanti senza un percorso contrattuale chiaro». E aggiunge che, nonostante tutto, il gruppo continuerà a rispettare la procedura: «Ci aspettiamo – dice ancora rispondendo a Sofia Fraschini - che qualsiasi scelta sia trasparente e fondata sull’interesse del Paese. Se verrà scelta un’altra soluzione la rispetteremo. Credo che alla fine prevarrà ciò che è giusto».
Neppure il mancato dissequestro di Afo1 ha scalfito l’interesse del fondo: «È una mazzata per l’Ilva e soprattutto per i lavoratori. Ma gli investitori industriali veri non scappano davanti ai problemi». Flacks ribadisce che nel suo piano «nessuno resta a casa» e avverte che molte aziende stanno osservando la situazione, ma molte altre ritengono che «si sia perso troppo tempo» e che la complessità del dossier rischi di allontanare potenziali investitori. «È già un miracolo aver messo attorno a un tavolo questi due grandi player», osserva.
Sul ruolo dello Stato, l’imprenditore è netto: «Se l’Italia considera l’acciaio un settore strategico deve comportarsi come fanno tutte le principali economie industriali. Gli Stati Uniti sostengono la loro industria. La Germania sostiene la sua industria. La Francia sostiene la sua industria. Non stiamo chiedendo regali: parliamo di un impianto strategico e di migliaia di posti di lavoro».
La conclusione è un invito alla rapidità: «Una decisione dovrà essere presa molto presto». E, se l’operazione dovesse andare in porto, Flacks, sollecitato in tal senso dall’intervistatrice, indica già la prima mossa: «Riportare tutti i lavoratori al loro posto». Una promessa che, nelle sue intenzioni, dovrebbe segnare l’inizio della “nuova Ilva”.
(L’intervista può essere recuperata all’indirizzo https://www.monetaweb.it/senza-categoria/michael-flacks-vi-regalo-la-nuova-ilva-basta-prodotti-low-cost-taranto-ripartira-dagli-acciai-speciali/)
Siderurgia, Gambardella: “Occorrono scelte industriali urgenti, non è accettabile che a pagare siano i lavoratori”
“Occorre tenere presente che le scelte di carattere economico e quelle industriale che verranno fatte in futuro avranno serie conseguenze per le persone ed i lavoratori. Anche le mancate decisioni, come quelle sull’ex Ilva, le stanno pagando i lavoratori”. Lo ha dichiarato Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore siderurgico, oggi a Genova nel corso del convegno dedicato al futuro dell'industria organizzato dal Pd.
“Abbiamo ricordato – sottolinea Gambardella - che oggi in Acciaierie d’Italia, Ilva AS e nell’indotto sono in tutto circa 10mila i lavoratori in cassa integrazione da anni, e senza una prospettiva certa”.
“Con il Green Deal si sono persi migliaia di posti di lavoro ed altre migliaia se ne perderanno se non si porrà rimedio” continua.
“Per quanto ci riguarda – prosegue - ribadiamo che non accetteremo, come non lo abbiamo mai fatto, che si assumano decisioni in Europa ed in Italia senza un piano sociale che metta in protezione i lavoratori con strumenti che li accompagnino con la formazione per la riqualificazione e la ricollocazione. Il banco di prova, per il nostro Paese sarà la vertenza ex Ilva per la quale attendiamo di capire quale futuro e quale prospettiva voglia dargli il Governo”, conclude.