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Ilva e Acciaierie alla Corte d'Appello di Milano per far slittare la fermata fissata al 26 ottobre. Urso: "Decreto già pronto". Oggi tavolo al Lavoro su cassa e indotto.


Sarà il 30 settembre alle 9 il giorno della verità per il futuro dell'area a caldo di Taranto. Acciaierie d'Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria hanno chiesto alla Corte d'Appello di Milano la proroga dello stop, fissato al 26 ottobre, 90 giorni dopo il decreto del 27 luglio che ha dichiarato l'area nociva per la presenza di amianto negli altiforni e per le emissioni di PM10 e PM2,5.
L'udienza è stata già fissata dal presidente Lorenzo Orsenigo, giudice estensore del rigetto della sospensiva dell'11 settembre, relatore Manuela Cortelloni. La nuova istanza arriva dopo un fatto nuovo ed eccezionale: la Corte di Cassazione ha fissato al 20 ottobre l'udienza delle Sezioni Unite Civili sul ricorso straordinario delle due società contro la fermata.
L'obiettivo è chiaro: far slittare la data del 26 ottobre e mettere in stand-by le manovre di fermata fino al verdetto della Suprema Corte, che potrebbe arrivare entro un mese dal 20 ottobre.
Una partita legale che si intreccia con quella sociale. "Se vinceremo in Cassazione, l'unico risultato concreto sarà la dimostrazione che passione e impegno civico, anche da parte di pochi, possono smuovere le montagne", dice l'avvocato Maurizio Rizzo Striano, che con Ascanio Amenduni difende i cittadini e l'associazione Genitori Tarantini che hanno ottenuto lo stop. A metà ottobre è prevista una manifestazione di associazioni e lavoratori.
Sul fronte governo, il ministro Adolfo Urso ieri, 16 Settembre, ha annunciato: "Il decreto legge sull'ex Ilva è già confezionato. Sarà ripresentato appena avremo la nuova decisione della Corte d'Appello, quindi verosimilmente nella prossima settimana". Un decreto in due parti: tutela per tutti i lavoratori, diretti e dell'indotto, e accelerazione sulla reindustrializzazione.
Proprio sull'occupazione è in corso oggi il doppio tavolo al ministero del Lavoro convocato dal capo di gabinetto Mauro Nori: alle 10 con Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager per i lavoratori di Acciaierie d'Italia, alle 12 con Aigi, Confapi e Confindustria Taranto per l'indotto. Sul tavolo la cassa straordinaria in deroga per 4mila addetti dell'indotto dal 1° ottobre 2026 a febbraio 2027, il pagamento dei crediti scaduti, la conferma della cassa al 70% per Ilva e AdI in AS.
I sindacati parlano di "prima risposta importante" ma di decreto "carente sul profilo industriale": confermati 800 milioni per l'impianto Dri, con possibile incremento in Finanziaria 2027 a condizione che chi fa l'offerta realizzi forni elettrici. "Per noi deve essere vincolante", dicono Fim Fiom Uilm, che confermano lo stato di mobilitazione permanente.
Dall'indotto arrivano proposte concrete. Fabio Greco (Confapi): "Taranto avrà un momento di buco, serve cassa a zero ore o incentivi veri per chi va a lavorare fuori. Riducete il peso fiscale sulle trasferte, eliminate la tassa sullo straordinario. Dateci sostegni, non licenziamenti".
Più netto Fabio Paolillo. (Confartigianato): "Dal 2012 sono trascorsi 14 anni, avevamo il tempo per prepararci e non lo abbiamo fatto. Prima vengono risanamento e bonifiche. La fabbrica dovrà essere compatibile con la città, non la città con la fabbrica. Il futuro economico di Taranto non dovrà più dipendere dalla fabbrica".
Un concetto che riassume anche la posizione di Paola La Corte, titolare della Tir Group: "Non possiamo continuare ad ammalarci, ma nemmeno permetterci di azzerare l'economia di un territorio. Non ho mai chiesto la chiusura, ma una vera ambientalizzazione. L'indotto è il motore invisibile dell'economia locale e subisce per primo gli effetti della crisi".

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