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Foto Studio R. Ingenito

In parole povere, in questi anni Kyma Ambiente è stata gestita allegramente. E se i conti sono peggiorati tanto da essere sull’orlo del baratro, più di qualcuno dovrebbe assumersene le responsabilità.


Gaetano Nacci, amministratore unico della società partecipata del Comune, ha spiegato alla stampa come stanno le cose, in quella che più volte è stata chiamata ‘operazione verità’. Orgoglioso di sentirsi chiamare ‘tecnocrate’, fa il punto della situazione riassumendo ciò che è successo da almeno un quinquennio a questa parte, se non di più. “Sì, sono un tecnocrate e ne vado fiero: perché sono un tecnico e allo stesso tempo sono rispettoso delle regole. Quindi, un’accusa che non regge. Anzi”.
“Partiamo dal 2024. All’epoca l’Autorità della concorrenza aprì una istruttoria contro gli affidamenti del Comune, rilevando come la non qualità del servizio e l’eccessivo ricorso a questi non giustificasse questa procedura – inizia a spiegare Nacci -. Voglio ricordare poi che il bilancio che ho approvato e che ho sottoposto al socio unico è relativo al 2025, anno in cui il sottoscritto non ha amministrato neppure un quarto d’ora. Quindi, ho solo tirato giù i numeri di bilancio di una situazione economica e patrimoniale che è stata gestita da terzi e l'ho fatto seguendo tutte le regole, rispettando tutte le norme. Andiamo al 2026. Il 19 gennaio, il collegio sindacale comunica ufficialmente all'organo amministrativo l'esigenza di trovare una soluzione ad una crisi che stava stritolando la società. Per legge l'organo amministrativo avrebbe dovuto dare riscontro nei 30 giorni successivi. Passano 4 mesi e chi gestiva questa azienda si è limitato semplicemente a conferire un incarico per valutare la soluzione per la composizione della crisi. Io vengo nominato amministratore. Oggi siamo inizio a novembre sono amministratore da 3 mesi”.
Tappe che Nacci vuol ricordare perché non si addossino responsabilità in astratto: “Durante questi 3 mesi io ho gestito i servizi straordinari per i Giochi del Mediterraneo, il 16 ottobre ho approvato un progetto di bilancio perché, voglio ribadire ancora una volta, ho stoppato un'ipotesi di gestione di una crisi perché non basata su dati oggettivi. In assenza di un bilancio dell'approvazione bilancio 2025 non capivo su quali numeri si stava basando questa ipotetica attività di composizione della crisi. Quindi mi adopero, per approvare un progetto di bilancio. Poi partecipo ad un Consiglio comunale nel quale viene votata una mozione che ho qui (il riferimento è a quella approvata dalla maggioranza – ndr). E una settimana dopo, approvo una determinazione che diciamo ha innescato una serie di considerazioni che non ha alcun elemento di contrasto con il pericolo, perché anzi è un atto che è esattamente ossequioso di tutto quello che aveva stabilito il Consiglio comunale”.
Scatta la decisione di accedere a uno strumento di regolazione della crisi riservando di individuare quello più idoneo (l’atto presentato al notaio e trasmesso all’Amministrazione comunale), nel rispetto degli adempimenti previsti dal Codice civile.
Si parla poi di tutele. Ecco cosa sostiene il professionista: “Poiché io tante volte ho sentito parlare di tutele da esprimere nei confronti dei dipendenti, degli asset patrimoniali. Vero. Ma qualcuno ha trascurato che c’è la tutela dei creditori. Questa azienda ha una massa debitoria maggiore di 45 milioni di euro. E ci sono creditori come l’erario inteso come tasse da pagare”. In sostanza, afferma Nacci, ciò non significa fallimento, ma trasparenza nella gestione dei rapporti. E ricorda, nuovamente, che quando il collegio sindacale a gennaio aveva chiesto di intervenire, si è preferito gestire come spesso accade “mettendo la polvere sotto il tappeto. Io questo non lo farò mai e non accetterò mai di essere parte di una gestione che ha questo modo di fare”.
Dopo un passaggio di riferimento sul suo curriculum (richiesta avanzata dal consigliere comunale Lazzaro, “che ha sempre agito con rispetto istituzionale”), che è diventato suggestione ma rischia di diventare diffamazione (“non voglio alimentare questo percorso”),  parla degli asset dell’azienda:  “Qualcuno ha parlato di svendita. Io voglio fare prima uno zoom per raccontare a chi in questi ultimi giorni ha sentito l'esigenza di rompere il silenzio e di dire alcune cose. Come sono stati trattati gli asset di quest'azienda, che secondo qualcuno rappresentano il vero patrimonio? Sono d'accordo. Però come sono stati maltrattati nel corso del tempo? Su Pasquinelli nel 2024 viene redatto un contratto. Il contratto prevede la possibilità ma non l'obbligo da parte di Kyma di portare alcune rifiuti allo smaltimento. Segnalo 2 questioni. L'impianto contrattuale era così sbagliato perché probabilmente chi lo ha redatto non aveva ben chiaro e non ha capito il modello di funzionamento del ciclo di rifiuti. Dicevo quell'impianto sui costi aveva un uno squilibrio tale per cui si è verificato che dal ‘24 al 25 Kyma ha maturato un obbligo di pagare a Daniele Ambiente, gestore di Pasquinelli, dei corrispettivi. In pratica si avevano costi 100 e ricavi per 80 per semplificare. Poi sono 2 anni che il gestore non paga l'affitto e nessuno mai ha chiesto di pagare 500mila euro di denaro pubblico, quindi noi abbiamo un gestore che ci fa pagare dei conferimenti ma non paga l’affitto: io li ho diffidati. Andiamo avanti. Questo gestore recentemente ha comunicato a tutti gli organi di controllo compresa la Procura della Repubblica, il superamento dei limiti di detenzione dei rifiuti all'interno della dell'area. È questa cosa di una gravità unica. Noi non possiamo chiedere ai cittadini di rispettare le regole, ad esempio del conferimento e poi avere un gestore che non ci paga da 2 anni e che supera i limiti anche di detenzione di rifiuti all'interno di quella area”.
Altra vicenda spinosa: il termovalorizzatore. Nacci spiega che, per esempio, per il deferrizzatore ha “scoperto che c’era stata una subvoltura dell'area a favore di un soggetto che era il concessionario della gestione di quel di quella sezione, quindi del solo deferrizzatore e che però nel frattempo era intervenuta la risoluzione in contratto di concesso. Ma non era mai stata comunicata alla Regione. Quindi, la necessità di rivolturare l'intera area a favore di Kyma. Ho colmato questa lacuna. Così come il valore di 52 milioni di euro 13 anni fa si possa pensare che oggi abbia lo stesso valore. E così parliamo dell’AIA, scaduta nel 2022. Nel 2021 è stata fatta la domanda di aggiornamento dell'AIA in 5 anni ma senza concludere. Se è vero che parliamo del gioiello di famiglia, è vergognoso aver fatto trascorrere 5 anni senza aggiornare il titolo autorizzativo. Io mi sono insediato il 30 di luglio, il 4 agosto ho fatto riunione in Regione. Mi hanno spiegato che entro il 15 settembre se non avessi inviato tutta la documentazione il procedimento sarebbe stato archiviato e sarebbe decaduta l'AIA. Il 15 settembre ho inviato tutta la documentazione, recentemente la Regione ci ha risposto dicendoci di avviare un procedimento PAUR proprio per portare avanti il procedimento. Cioè, i documenti finalmente sono arrivati. Per 5 anni, invece, qualcuno ha dormito. Dormito. È quella mancanza del titolo autorizzativo avrebbe avuto un impatto ulteriormente negativo nei confronti dell'azienda”.
Nacci puntualizza, insomma, molte cose che non andavano nella gestione dell’azienda. Come sulle attività di compostaggio, su cui erano arrivate accuse di primo passo verso la svendita: “Ho sospeso le attività di compostaggio perché il comportamento del servizio comporta una perdita di 400mila euro all'anno. Cioè, tra quello che noi incassavamo e quello che spendevamo c'è un delta negativo di 400mila euro all'anno. Allora siccome i milioni di debiti non sono il frutto di un fulmine che arriva e distrugge qualcosa da un giorno all'altro, i 50 milioni e passa di perdite sono la sommatoria di una serie di cattive gestione”. Una emorragia, in sostanza. Tornando all’impianto di compostaggio, dopo l’incendio dello scorso anno, è rimasto fermo per 10 mesi e le persone lasciate all’interno, senza cioè essere ricollocate, “perché siccome c'era pantalone che pagava tutto va bene”.
Altro passaggio i debiti con l’INPS, che in passato qualcuno riteneva di portare in credito perché non dovuti: invece, l’azienda è stata condannata a pagare, e quindi nel bilancio attuale è stata riportata come passività. Una deviazione poi sugli ultimi rilievi del Collegio sindacale (ne parliamo a parte): “Ben vengano i controlli, sono contento perché significa che si opera per il bene dell’azienda”.
Infine, su ipotetiche vendite degli asset. “Semmai si giungesse a ciò – il pensiero in sintesi – a un partneriato pubblico-privato, da parte del sottoscritto gli asset non saranno mai valutati al ribasso ma assolutamente al rialzo, sia chiaro. Perchè io non avvantaggio nessuno”.
Per concludere, la fiducia nel sindaco Bitetti. “Fintanto che ci sarà la fiducia del sindaco che sta accettando di restare in un momento così difficile, io ci sto. Se non ci saranno più i presupposti, pronto a lasciare”.
Intanto, quali i prossimi passaggi? Nacci spiega che non c’è un percorso scelto all’interno di quelli previsti dal Codice civile: va studiato il meglio e il più utile per condurre in acque meno tormentate l’azienda. E sul contratto di servizio che scade a fine anno? “Penso ci sarà una proroga tecnica per permettere di affrontare bene il percorso che si sceglierà”. Insomma, Nacci non lo dice ma l’obiettivo sotto sotto è quello che Kyma Ambiente – seppur fra mille difficoltà – possa pian pianino risanarsi e restare in mano pubblica.

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